domenica 7 aprile 2013

Il bosco incantato



Questa è la mia fissa del momento. Mi addentro in impenetrabili boschi, organizzando inimmaginabili gite con improbabili partecipanti ed impensabili itinerari, certamente inadatti ai partecipanti prescelti.

Ed è così che in autunno mi sono persa nel bosco del Cerquone dove avevo trascinato nell'ordine (li metto in ordine di cordata) il Cane Gea (da me anche detto “stupido quadrupede” o “inutile canide”) mio marito, me stessa con figlia piccola in braccio (da metà percorso le ho dovuto toglierle scarpe e calzini perché si erano inzuppati) appunto figlia piccola detta Polpetta, figlia grande e mia cognata.

Il programma della giornata doveva essere il seguente:
Partenza alle ore 10.
Rientro a casa intorno alle ore 12 e piattone di fettuccine ai funghi porcini.
Messa a nanna delle pesti e preparazioni galeniche insieme a mia cognata. L'idea era di preparare una maschera per il viso alla Rosa Canina, dalle note proprietà emollienti e sbiancanti. 
Le cose non sono andate affatto come speravo.
Il bosco del Cerquone è bellissimo, sembra un bosco incantato pieno di arbusti con bacche di tutti i colori (rosa canina, biancospino, prugnolo..) e poi gruppetti di Noccioli dalle forme più bizzarre e maestose Querce (alcune delle quali ultracentenarie) con la loro corteccia rugosa e le radici ricoperte da un morbido tappeto di muschio di un verde intenso e vivo.
Peccato però che il bosco ad oggi non sia praticabile a causa della nevicata dello scorso inverno che ha abbattuto molti alberi ostruendo il sentiero.
In pratica il sentiero non esiste più e quindi noi abbiamo fatto uno schizofrenico percorso a zig zag nel bosco, passando spesso accucciati sotto rami spezzati e intricati.
Nonostante ciò, all'inizio la passeggiata è stata gradevole e tutti si confrontavano con quell'avventura, divertendosi a modo proprio.
L’unica che si è divertita da pazzi è stata Gea, che tanto passava tranquillamente sotto i rami. Inutile dire che il quadrupede non è stato di alcuna utilità al nostro orientamento. Anche le bambine sono andate abbastanza bene, in alcuni punti non dovevano nemmeno chinarsi! Ora capisco perché i folletti sono piccoli!
Comunque tra un passaggio ardito e l’altro, ad un certo punto siamo sbucati su una strada asfaltata esattamente dalla parte opposta a dove volevamo arrivare. 
Lungo la strada c'erano varie villette (molto disabitate e molto abusive) la prima delle quali (la più abusiva di tutti) era un prefabbricato, color intonaco grezzo, con il tetto in lamiera, i panni bianchi e rossi stesi su un lungo filo nel giardino e una decina di piante di pomodoro. Il giardino retrostante la casa,  terminava praticamente all’interno del bosco. Tutti questi dettagli sono importanti, perché serviranno in seguito.
Superando un fosso profondo almeno un metro e mezzo, praticamente attaccati tipo uomo ragno sulla rete di recinzione della abusiva villetta (io sempre con la bambina in braccio!) abbiamo preso a camminare sulla strada asfaltata.
L'unica nota positiva era che ogni tanto mia figlia mi dava un bacetto, grata del fatto che almeno non si stava facendo il mazzo come tutti noi.
Dopo almeno dieci minuti di cammino sulla strada, abbiamo incontrato i primi esseri umani. Erano all’interno di un giardino abusivo di un villone sicuramente abusivo. Avevano due cani, non so bene di che razza, ma sicuramente di una razza iscritta sulla black list del ministero, probabilmente addestrati ad uccidere, tutti neri dal pelo raso, una capoccia che avrà fatto da sola trenta chili e un’aria decisamente minacciosa.
Mentre i due potenziali assassini ci fissavano e io pensavo “vabbé, alla brutte gli diamo in pasto Gea”,  mio marito ha chiesto indicazioni ai villici, dei quali si vedeva a malapena il ciuffo finale della testa, tanto erano abbarbicati dietro al loro abusivissimo muro alto almeno due metri (cosa ci sarà stato dietro a quel muro, non si saprà mai, cosa stessero coltivando quando li abbiamo importunati con le nostre domande, è meglio non scoprirlo). Abbiamo comunque appreso che la strada sulla quale ci trovavamo, portava in direzione opposta a dove si trovava la nostra macchina. Il più gentile e anche il più evoluto dei due uomini, parlando in un dialetto incomprensibile (tanto che io ho pensato:”aho, ma quanto abbiamo camminato?...questo mi parte che parli marchiciano…) ha alzato una mano della quale si sono scorte a malapena le falangette finali delle dita e ci ha indicato un sentiero del bosco che, secondo lui avrebbe dovuto portarci al punto di partenza.
Nonostante le mie rimostranze, mio marito ha deciso di inoltrarsi di nuovo nel bosco.
E così, abbiamo rifatto il percorso a ritroso:
altri dieci minuti di cammino sulla strada asfaltata, ari-salto del fosso attaccati alla rete abusiva (io ancora con figlia in braccio) e via dentro al bosco, lasciandoci alle spalle la prima casetta abusiva.
Nemmeno dieci passi dopo, io e mio marito stavamo già discutendo perché secondo me si doveva andare di qua, secondo lui invece di là. Abbiamo alla fine deciso di andare in una direzione a metà fra qua e là. Mia cognata non parlava, un po’ perché fra moglie e marito non mettere il dito, un po’ perché era distrutta, un po’ perché probabilmente stava pensando:”Ma chi me l’ha fatto fa’di seguire questi due?! Se me l’andavo a comprare in farmacia ‘sta maschera alla rosa canina, non facevo un soldo de danno…che poi magari ‘sta matta de mi’ cognata mi fa pure riempire la faccia di bolle co’ sta fissa delle cose home made…de ‘sta ceppa!”  
Abbiamo camminato circa quaranta minuti sulla via di mezzo, cioè camminato è una parola grossa, perché ad un certo punto, c’erano gli alberi talmente bassi che io ho dovuto mettermi in ginocchio (sempre con figlia in braccio) tipo quelli che fanno il pellegrinaggio al Divino Amore. Ma invece del rosario, invocavo tutti i santi sotto un’altra forma…
Comunque dopo ulteriori quaranta minuti di cammino, ci siamo ritrovati di fronte una casetta. Il giardino retrostante la casa, terminava all’interno del bosco. La casa era un prefabbricato, color intonaco grezzo, con il tetto in lamiera. Dal punto in cui eravamo io e mia cognata, si scorgevano, sul fronte della casa i panni bianchi e rossi stesi su un lungo filo nel giardino e una decina di piante di pomodoro. 
Mio marito invece era un po’avanti rispetto a noi e quindi vedeva il filo dei panni stesi ma non i pomodori.
Io e mia cognata, abbiamo immediatamente arrestato la nostra folle camminata in tondo, rimanendo a fissare la casa senza parole. Era chiaro quello che era successo.
Era chiaro per tutti…o forse no?...
È stato a quel punto che mio marito ha esclamato:” to’ un’altra casa nel bosco!” e continuava a camminare con la nostra primogenita per mano e Gea davanti a lui scodinzolante.
“Guarda che è la stessa casa di prima” ho cercato di riportarlo alla realtà.
Credo che in psicologia si chiami Negazione, quando uno è di fronte ad una realtà che non vuole accettare e si ostina a rifiutarla convinto che le cose stiano come lui spera e non come sono realmente.
Lui: ”ma no, non è quella”
Io:”È la stessa Cristo Santo, non vedi che è identica, i panni stesi, il tetto in lamiera…”
Mia cognata, timidamente:” Guarda che è la stessa, io sono d’accordo con tua moglie...”
Lui:” Ma che cazzo state a di’?!
Polpetta:” non si dice…”
Lui:”Scusa amore, hai ragione. Ragazze, non può essere la stessa. Quella aveva i pomodori davanti…forza continuiamo a camminare…”
Mia cognata (sotto voce rivolta a me): “ si sbaglia, per me è la stessa…aspet…”
Io (urlando): “Ma porca puttana!!...”
Polpetta: ”Non si dice…”
Io: “scusa amore, hai ragione…ahò ma che te sei rincoglionito?…sì, lo so, non si dice!! Ma non li vedi i panni, vuoi i pomodori?! Eccote i pomodori tiè, quanti ne vuoi?! Vieni qui a guardare…è la stessa casa abusiva del cacchio di prima!!”
A quel punto, attirato dalle nostre urla e abituato a sentire solo i richiami dei cinghiali in amore, il padrone abusivo della casa abusiva si è affacciato…mio marito è rimasto senza parole, io ho cominciato a pensare :” Cazzo, ho appena detto che la sua è una casa abusiva del cacchio…”
Per fortuna mia cognata ha attaccato bottone, chiedendogli informazioni.
Intanto io pensavo che uno che ha una casa abusiva, praticamente all’interno di un bosco, come minimo ha un fucile in casa.
Poi, è successa una cosa incredibile, non so cosa si siano detti lui e mia cognata, perché io ero troppo impegnata a pensare che alle brutte avrei sacrificato Gea cercando di dare al cane la colpa di tutto,  ma la mia geniale cognata lo aveva convinto ad aprirci il cancello del suo giardino, facendoci tornare in un batter d’occhio al di la del fosso, sulla strada asfaltata!
Così eravamo di nuovo in mezzo alla civiltà, sulla retta via!...Cioè, civiltà non direi, data la strana lingua parlata dai due malfattori dietro al muro e retta via nemmeno, dato che eravamo dalla parte opposta a dove avremmo dovuto trovarci.
Ma eravamo vivi, sapevamo dove eravamo e cosa ancor più importante, non dovevo più camminare genuflessa.
Non ci siamo persi d’animo! Abbiamo spedito mio marito a riprendere la macchina camminando lungo la strada mentre noi lo aspettavamo all’incrocio…non ne potevo più di tenermi in collo quel peso piuma di ben 12kg!! Mio marito naturalmente, ancora scosso per lo strano episodio del giro in tondo nel bosco ha commentato:” e te pareva! Sempre là va a finire il cetriolo”…come si vede che non è abituato a perdersi!
Quella sera avevo la cervicale a pezzi e mi sono dovuta prendere una pasticchetta, ma ero felice e lo rifarei… e non è tutto, in tutta questa storia assurda nella quale ho trascinato oltre che me stessa, anche due innocenti, due incoscienti e un cane scemo, non ho mai avuto un momento di rimorso o timore. C’è stato addirittura un momento in cui ho pensato:” sono all’interno di un bosco, mi sono persa, mio marito ha un black-out spazio temporale, ho con me due bambine di tre e cinque anni e una povera Crista che sgobba dalla mattina alla sera in una banca di merda e sta passando le sue uniche ore libere appresso a me e io? Non ho paura? Come può essere?” Sarà perché sono strana.

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