sabato 15 giugno 2013

Quando dirò basta

Silenzio, tutto è immobile intorno, solo il rumore dell'orologio con il suo tic tac incessante a scandire i miei pensieri.

Adesso basta!
E sbatto i pugni sul tavolo.

Sono stanca di essere sempre troppo stanca

Sono stanca di non trovare mai la colazione pronta quando mi sveglio la mattina. Mai, nemmeno a Natale, Pasqua al mio compleanno o il giorno della festa della mamma. 
E gesticolo esageratamente contando con le dita le ricorrenze elencate.

Sono stanca di sentire la frase :"eh in questo periodo si sta meglio fuori che dentro casa" e il giorno dopo "eh in casa si sta più freschi che fuori"

Sono stanca di non riuscire mai a vedere la fine di un film o telefilm perché mi addormento sempre prima
E passeggio nervosamente avanti e indietro.

Sono stanca di non riuscire mai a scrivere e leggere quanto vorrei
E alzo le braccia al cielo.

Sono stanca di sentire la frase:" ora non può, perché sta a blogga'"
E guardo in cagnesco mio marito.

Sono stanca delle mamme che comprano gelato più patatine in busta alle figlie di tre anni appena uscite dalla piscina. A mezzogiorno per giunta.

Sono stanca delle briciole. Quelle di cui mi a volte mi devo accontentare e quelle che devo continuamente rimuovere dal pavimento.
E indico le briciole sotto il tavolo della cucina. Poi corro a prendere la scopa per raccoglierle.

Sono stanca delle persone che mi raccontano dei VIP dicendo"eh quello è gay..." E a me da fastidio anche solo che qualcuno pensi che io possa appartenere alla cerchia di quelli che catalogano gli esseri umani in base ai loro gusti sessuali.
Lo dico urlando e intanto sabato per terra la scopa fino a spaccarla.

Sono stanca delle persone vuote, che pensano che il massimo traguardo nella vita sia comprare l'ultimo iPhone e soprattutto sono stanca di doverle stare a sentire e di dover guardare i loro iPhone nuovi di zecca. Che poi gli iPhone sono tutti uguali, che cacchio me lo fai vedere a fare?
E mi tiro i capelli con entrambe le mani.

Sono stanca di vedere i capillari rotti sulle mie gambe
E indico i miei polpacci martoriati.

Sono stanca di :" eh ma ci vuole pazienza, noi donne abbiamo una marcia in più, gli uomini non ci riescono proprio a fare tutto quello che facciamo noi...poverini"...poverini un cazzo!

Sono stanca di sentirmi continuamente in colpa perché mi lamento anche se ho tutto, più di tutto, e anche qualcosa in più
E mi schiaffeggio la guancia destra con la mano destra.

Sono stanca di dover fare cose che non ho nessuna voglia di fare

Sono stanca dei clienti che dicono "l'appetito vien mangiando" oppure " abbiamo fatto trenta facciamo trentuno" ma poi non hanno i soldi per pagare. Se sai di non poter pagare un lavoro, non commissionarlo.
E riduco in mille pezzi minuscoli un foglio di carta. Ne mangio anche una parte per la rabbia.

Sono stanca di quelli che se fai bene, non dicono niente ma se fai male ti si scagliano addosso aggressivi e cattivi come un diavolo della Tasmania

Sono stanca di quelli che parlano di politica e ancora credono in qualcosa perché io non credo più a niente e non voglio più sentire nessuno
E mi tappo entrambe le orecchie con le mani.

Sono stanca della mia pancia gonfia e dei fottuti rotoli di ciccia
E mi afferro i rotoli di ciccia con le dita tirando e graffiandomi tutto l'addome.

Sono stanca di sorridere quando tutto mi sembra un pianto
Una lacrima mi scende sul viso.

Sono stanca degli ignoranti, dei parvenu, e di tutti quelli che pensano che la cultura non serva a niente e che chi studia sia un idiota. si dovrebbero vergognare della propria ignoranza e invece ne vanno fieri, maledetti beceri imbecilli con la testa piena di pensieri vacui
E prendo a calci una sedia.

Sono stanca di non staccare mai, di non riuscire mai a rilassarmi davvero e di pensare in continuazione che dovrei darmi una calmata
Mi verso con le mani tremanti un bicchiere di limoncello.

Sono stanca di essere sempre maledettamente in ritardo
E lancio il bicchiere contro una finestra spaccandola.

Sono stanca del correttore automatico dell'iPad!

Sono stanca di queste malefiche formiche che trovo ovunque
E comincio a pestare le formiche una per una, con una violenza che potrebbe uccidere un uomo.

Sono stanca di non poter dire sempre quello che penso perché :" eh ma alla tua età ancora non lo hai capito che dire la verità non paga?..."
E scimmiotto l'atteggiamento di quelli che mi fanno le prediche.

Sono stanca di essere antipatica con le persone che amo, di accorgermene, ma di non riuscire a fare diversamente
Un gruppetto di vicini si è assiepato di fronte a casa mia attirati dalle urla.

Sono stanca di infila i panni nell'oblò - metti poco detersivo nella vaschetta - cotoni - 30 gradi - risparmio tempo - avvio - stendi i panni - ritira i panni - stira i panni (pochi)- piega i panni - riponi i panni
E scaravento a terra la lavatrice.

Sono stanca del maledetto stendino che cade pieno di panni stesi, per terra sulla terrazza!
E prendo a calci lo stendino fino a distruggerlo.

Sono stanca di quelli che si offendono, di quelli che "l'etichetta!" di quelli che sanno sempre tutto e non sbagliano mai
Qualcuno chiama le forze dell'ordine

Sono stanca di non sentire mai le parole "grazie" "brava" "scusa". Che c'é?! Le hanno tolte dal vocabolario, ste cacchio di parole?!
Occhi sbarrati, gesto di stizza.

Sono stanca delle straficone che alla domanda "qual'è la parte del tuo corpo che non ti piace?" Rispondono timidamente "...mmmmh ho un sacco di difetti ma la parte peggiore sono i piedi..." Ma dillo che ti piaci tutta perché sei una gnocca da paura!! Che c'è di male?!
Accorrono due poliziotti e fanno irruzione in casa mia attraverso la finestra spaccata.

Sono stramaledettamente stanca di dimenticare sempre a casa la lista della spesa( dedicato alla mia amica Farfalla)
Le due guardie mi prendono sotto braccio e cominciano a portarmi via.

Esco sorridendo e guardo la folla che mi fissa stupita.

"Sono stanca di questo fottuto dolore alla ossa"
Urla la mia dirimpettaia anzianotta.

Arriviamo davanti alla volante.

"Sono stanco della puzza dei piedi di mia moglie"
Urla il mio vicino di casa.

"Sono stanco di essere antipatico e molesto e giuro che non lo sarò mai più."
Urla il terzo vicino, quello che tutti odiano.
Scatta spontaneo un applauso mentre i poliziotti mi fanno entrare nella volante tenendomi delicatamente la testa perché non la sbatta contro lo sportello.

Un poliziotto accende il motore mentre l'altro mi guarda e mi dice piano "sono stanco di vivere in casa con mia suocera".

Mio marito mi sorride dal finestrino dicendo:" sono stanco di mangiare le polpietre di tua madre".
Le mie figlie aggiungono:" sono stanca di andare all'asilo" e " sono stanca di non saper leggere".
Il cane mi guarda andare via e pensa"sono stanca di essere una mangiapane a tradimento".

Ecco, io il giorno in cui darò di matto definitivamente me lo immagino così.




venerdì 14 giugno 2013

Chi ben comincia




Uno strano post questo. E per fortuna che dovevo cominciare bene.
Lo avevo cominciato martedì, poi non so bene come, mi sono ritrovata catapultata in questa storia del Linky Party e mi ci sono persa dentro con tanto di cocktail in mano e musica lounge...ah no, quello era sempre il tequila party, un'altra storia...
Comunque, con la mia consueta leggiadria ora compirò un balzo indietro nel tempo: vi prego di immaginare me che sto per spiccare un salto da ferma, piego le ginocchia, mando entrambe le braccia indietro per darmi la spinta, i pugni chiusi, la faccia contorta in un'espressione di massimo sforzo. Ecco che parto: i muscoli delle gambe si irrigidiscono, mi levo da terra, braccia e busto si protraggono in avanti, le gambe molinano all'impazzata, ho paura, fluttuo nel vuoto spazio-temporale...ma atterro fortunosamente in piedi, inciampo, faccio qualche passo scomposto per riprendere l'equilibrio, mi inclino un po' a sinistra correndo ancora per inerzia...et voilà sono tornata a martedì pomeriggio:

Oggi è stata una delle mie giornate strane e dense di impegni faticosi mentalmente e fisicamente.
Ho iniziato con un po' di sano esercizio fisico. Cioè, sano mica tanto, presa dall'entusiasmo per la prima giornata tiepidina di questa strana primavera, ho deciso di affrontare il cambio di stagione. O meglio, i cambi. Intendendo con ciò che ho fatto il cambio di stagione mio e di entrambe le mie figlie.
In pratica è come se avessi messo sotto sopra la casa posando il tetto sul giardino e poi la avessi rigirata, proprio come si fa con quelle palle di vetro che se le rivolti cade la neve. Ecco, io l'ho girata, rivoltata e sono caduti abiti di ogni taglia, colore e forma. 
Il mio cambio di stagione è stato anche deprimente perché ho dovuto constatare che alcuni dei capi che lo scorso anno indossavo, quest'anno non li metterò. In pratica ho definitivamente e irreparabilmente eliminato qualunque gonna arrivasse più di un dito sopra il ginocchio. Minigonne addio. Non sono eleganti dopo una certa età.
Vi comunico che mentre scrivevo quest'ultima frase, una lacrima ha solcato lenta la mia guancia destra.
Il cambio di stagione delle mie figlie invece è stato impegnativo quanto una partita di scacchi giocata contro un genio russo.
Dovevo togliere gli abiti della piccola e sistemarli in apposite scatole per portarli ad amici con figli piccoli, ma non tutti perché le cose un po' più comode magari le uso anche il prossimo autunno. Gli abiti della grande invece andavano messi in appositi scatoloni per passarli alla piccola il prossimo anno. Poi c'era da recuperare gli abiti della grande dello scorso anno e sistemarli nei cassetti della piccola e infine gli abiti di mia nipote, gentilmente donati da mia sorella, dovevano passare alla mia figlia maggiore.
Tutto questo senza contare le scarpe, i cappellini, i costumi da bagno, lavare tutti i cassetti, scrivere con i pennarelli il contenuto delle scatole. Insomma, avevo i capelli dritti. Sudavo come una pazza e intanto mi maledicevo per l'idea che mi ero fatta venire in mente.
Non contenta del mazzo che mi stavo facendo, ad un certo punto ho interrotto le operazioni perché ho deciso che no, la dispensa non poteva più stare in quelle condizioni, dovevo sistemare tutto e ripulire a fondo ripiani ed elettrodomestici. Così ho impiegato circa due ore a togliere cose dagli scaffali, strofinare, sciacquare, riporre in un ordine maniacale e poi strofinare ancora, sciacquare ancora. Finito con la dispensa sono tornata al cambio di stagione. Sembravo una palla pazza, quella che strumpallazza, correvo da una parte all'altra di casa, armata ora di stracci, ora di scatole. Ero una furia.
Questo delirio mi ha tenuto impegnata dalle nove del mattino fino alle 15. In pratica quasi un turno in fabbrica. 
Come sempre, ho mangiato disordinatamente il primo avanzo che mi sono trovata davanti e poi via di nuovo di corsa a sfaccendare. Nemmeno il caffè ho trovato il tempo di farmi.
Alle tre del pomeriggio, stavo passando il folletto forsennatamente, i capelli raccolti male al centro della testa in un improvvisato chignon, il volto arrossato e il naso tappato a causa del violento attacco di allergia che mi aveva provocato il contatto ravvicinato con gli scatoloni impolverati. Mi si presenta mio marito con una tazzina di caffè e mi dice:" ti ricordi vero che oggi abbiamo l'incontro con la nuova maestra della piccola?...alle 16.30 dobbiamo essere là, ma prima dobbiamo passare a prendere le bimbe all'asilo. Credi di fare in tempo?"
Lo diceva con quel tono che usano i poliziotti americani nei film quando parlano con i pazzi sbroccati che hanno preso in ostaggio una donna e le puntano un coltello alla gola.
“Certo che me lo ricordo!” Ho risposto io lasciando cadere a terra il folletto ancora acceso e lanciandomi verso l'armadio. Nella corsa ho inciampato sul filo del folletto, meno male, così ho staccato la spina e l'infernale attrezzo si è spento, altrimenti sarebbe rimasto acceso fino a sera..."niente, sto bene, non mi son fatta niente, l'ho fatto apposta, io lo spengo sempre così!!" Ho urlato a mio marito mentre mi precipitavo per le scale. Lui è rimasto lì a fissarmi con la tazzina vuota in mano e la testa che gli girava.
Mi sono spogliata mentre ero ancora per le scale, naturalmente le finestre erano spalancate e io non ho tende...eeeeh beati i miei vicini...con un balzo da gazzella sono entrata sotto la doccia. Il tempo di elaborare il pensiero:" no, oggi credo che non sia il caso di applicare la maschera capillare dopo lo shampoo perché ha un tempo di posa di 5 minuti..." E la doccia era già finita.
Ho deciso di asciugarmi i capelli nella versione veloce che consiste nel buttarmi a testa in giù e agitare l'asciugacapelli come se stessi shakerando un “Bloody Mary”. Ho calcolato che in questo modo impiego circa sette minuti in meno ad asciugare questa massa informe che mi ritrovo in testa.
Il risultato è stato come sempre disastroso. Quando ho recuperato la posizione eretta, oltre a girare vorticosamente, la mia testa sembrava quella del leoncino del cartone animato “il re leone” nella scena in cui diventa grande e si specchia nello stagno, salvo poi, dopo appena 5 minuti ritrovarmi con tutta la chioma ammosciata e trasformarmi irrimediabilmente nello spaventapasseri del film “il mago di Oz”.
Ho indossato i capi che del tutto causalmente avevo recuperato dall'armadio e dunque mi sono ritrovata vestita con una maxi maglia a strisce bianche e rosse orizzontali e con dei fuseax neri. Le scarpe le ho pescate talmente a caso che nemmeno mi ricordo quali indossassi. Mentre ero in macchina e mi truccavo tentando di guardarmi nello specchietto retrovisore pensavo che il mio look fosse come sempre del tutto inadeguato all'occasione, ma ormai non potevo farci niente.
Tutta questa corsa però ha portato i suoi frutti. Per una volta nella mia vita sono arrivata in orario. Ma che dico in orario?!...siamo stati i primi ad arrivare! Che soddisfazione! Gonfiavo il petto e mi guardavo intorno stupita mentre mi accompagnavano in quella aula vuota nella quale ci hanno messi tutti seduti sui banchetti di scuola e mentre mio marito osservava che cambiano le ere geologiche ma i banchi delle scuole restano sempre gli stessi e le mie figlie guardavano con sommo interesse lo scheletro di un uomo, io riprendevo fiato.
Abbiano ascoltato il lungo discorso del preside che è passato dall'argomento pidocchi all'invito ad amare il prossimo nostro come noi stessi, con una facilità che mi ha lasciato esterrefatta. La mia figlia piccola si è addormentata dopo dieci minuti in braccio al padre, la mia figlia grande ha scarabocchiato tutti i bigliettini da visita che avevo nel portafogli (molti dei quali anche importantissimi) e mio marito ha sudato le sette camice.
Alla fine del lunghissimo discorso, siamo stati suddivisi per classi e vicino a noi si è piazzata una famiglia a dir poco bislacca composta da: padre/bambino con camicetta a quadri a maniche corte arrotolate sul tricipite rigonfio, madre con anfibi e maglietta nera da punk, figlia settenne con vestito fuxia da cerimonia (giuro, adatto per un matrimonio) e figlio bambino di tre anni classico.
Del discorso della maestra io non ho ascoltato una virgola, un po' perché ero impegnata ad evitare che le mie figlie abbattessero la scuola, un po' perché la stanchezza della giornata cominciava a farsi sentire e un po' perché ero distratta dalla mamma punk che carezzava dolcemente i capelli alla figliola da cerimonia.
Ho provato un paio di volte a chiedere dei riassunti a mio marito, ma quando lo ho visto con lo sguardo fisso e assente, ho capito che il discorso del preside insieme alla sudata che si era fatto per tenere in braccio la piccola dormiente, lo avevano messo ko.
Mi sono rassegnata a leggere gli opuscoletti informativi che la maestra ci ha consegnato alla fine insieme con un questionario pieno zeppo di domande difficilissime, tipo:" a che età la bambina ha iniziato a stare seduta/ parlare/ fare pipì nel vasino/ gattonare?"
Cara maestra, ma io che ne so?! Chi diavolo se le ricorda queste cose?...le ho perse tutte nei meandri della mia pessima memoria dove ho mescolato le due figlie, i racconti di quando ero piccola io fatti da mia madre e i libri di puericultura che ho letto durante la prima gravidanza.
Dunque, ho fatto la vaga. Ho infilato in borsa il questionario e ho fatto finta di non capire che avrei dovuto riconsegnarlo subito compilato. In questo modo ho tutta l'estate per pensarci e fare i miei compitini.
A settembre glie lo consegnerò. Per ora mi godo le vacanze estive e non ci penso.





mercoledì 12 giugno 2013

Link Party


Ok, ecco una nuova sfida che ha il sapore dell'impossibile.
Questa volta è toccato a Valeria Racine ( ideatrice di questo bellissimo blog http://ilfavolosomondodiracine.blogspot.it/) il compito di traghettarmi verso il lido della disperazione. 
Credo che lei mi volesse in qualche modo rendere omaggio quando mi ha segnalato, cito le sue parole: “blog molto carino con un linky party a cui secondo me potresti ...partecipare!http://silviamapetitemaison.blogspot.it/2013/06/linky-party-la-collection-du-mardi.html”

Bene, tutto ciò accadeva all'incirca alle 7.10 di questa mattina. Ci ho pensato e ripensato per quasi un'ora e alla fine ho deciso! Parteciperò, non paga della figura misera che avevo fatto quella volta in cui ho tentato di riscuotere un premio per il mio blog, ho deciso di buttarmi in questa nuova avventura.
Non mi restava altro da fare che cercare di capire che diavoleria fosse un Link Party. Mi ricordo che una volta da studentessa, partecipai ad un tequila party, e ancora mi dolgono le tempie quando ci ripenso, ma il Link Party mi mancava.

Così per prima cosa, sono andata a conoscere la nostra Silvia di Ma petite maison. Il blog è molto carino e lei è davvero talentuosa e con mia somma invidia, riesce a creare delle cose molto carine. Beh, la nostra Silvia mi chiede di raccontare la mia giornata tipo e di spiegare come riesco a conciliare la mia incasinatissima vita con la gestione di un blog. La risposta è molto semplice: non ci riesco affatto! Infatti, spesso trascuro faccende di vitale importanza pur di trasferire le mie oncompresnibili elucubrazioni mentali nel mio strampalato spazietto virtuale.
Ma i fatti parlano molto più delle parole e così eccovi la cronistoria della mia giornata di oggi...
Sveglia alle ore 6.20
Un po' tardino rispetto ai miei standard, ma dovevo riprendermi delle fatiche fatte ieri per fare il cambio di stagione (argomento che avevo cominciato a trattare per il mio prossimo post, ma ora ho deciso di posticiparlo) 
Scendo in cucina e come tutte le mattine, prima ancora di fare pipì do un'occhiata all'iPad per vedere se ci sono novità sul mio blog. Nulla di nuovo. Mentre vado a liberarmi, penso che i miei lettori saranno delusi da me, non scrivo niente da sabato...ma ho già in testa il mio nuovo post dove parlerò del cambio di stagione e dell'incontro con la nuova insegnante di mia figlia...ho parecchie frasi nella mente, qualcosa ho già cominciato a buttarlo giù ieri, ma oggi dopo le quotidiane scocciature lavorative, mi metto e scrivo!
Dopo queste riflessioni mi applico e comincio a svuotare la lavastoviglie e a riporre tutto al suo posticino. Tutte le mattine mi riprometto di svolgere questa operazione senza fare rumore e puntualmente disattendo il buon proposito facendo un casino che nemmeno al concetto dei Kiss. Credo sia una forma inconscia di ribellione interiore per essere la fortunata aggiudicataria di questo ingrato compito.
Comunque alla fine riesco a preparare una colazione decente e mi metto seduta sorseggiando il cappuccino mentre leggo alcune pagine del mio libro impegnativo (sono a pagina 301 su 676...un bambino di seconda elementare avrebbe fatto meglio. Spero di terminare per Agosto, intanto, dalla copertina del libro, Thomas Mann mi guarda con espressione interrogativa). 
Finito di bere, do un'altra occhiatina al blog e ti trovo il messaggio di Valeria cui accennavo prima.
Nella mia testa, parte la riunione di condominio:
“Lascia perde che non sei bòna...”
Mi dice una voce
“Vola solo chi osa farlo!”
Risponde un'altra
“Secondo me questa volta va a finire al telegiornale...come minimo creerà un caso di diplomazia internazionale” sentenzia la terza opinionista.
Zitti tutti, ho deciso. Partecipo al Link party!
Lo comunico a Valeria e poi anche a Silvia, lasciandole sul suo blog il seguente messaggio:
“Ciao! Io sono Strana e ho tutte le caratteristiche per partecipare al link party. Mi impegnerò per scrivere il post e seguirò alla lettera le tue dettagliate istruzioni, ma nonostante ciò, non sono certa di riuscirci perché oltre ad essere strana, sono anche abbastanza impedita...per il momento comincerò con l'iscrivermi al tuo bellissimo blog (questo credo di saperlo fare) e a mettere il banner sul mio blog ( ecco, su questo già ho dei dubbi)”
A questo punto però, si è fatta l'ora di svegliare la truppa. Salgo al piano di sopra e tento di “sbrandare” i tre orsi in letargo che russano della grossa.
L'operazione è impegnativa sotto tutti gli aspetti, ma alla fine ci riesco.
Spedisco tutti a fare colazione al piano di sotto e mentre io svolgo delle operazioni di servizio nelle camere (far prendere aria alle stanze, preparare i vestiti per le due fetenti, rifare i letti) nella mia testa cominciano a delinearsi le frasi che ho intenzione di scrivere sul post. Spesso purtroppo le dimentico un secondo dopo averle pensate...chissà quanti capolavori mi sono persa e invece ho scritto solo fesserie!
Comunque, terminata la colazione iniziano i solfeggi cantati che tutti i giorni devo fare per incitare le mie figlie a lavarsi e vestirsi. Mille imprevisti possono turbare le mie mattinate: il latte che cade sul tavolo, una figlia che cade dal panchetto sul quale devono salire per arrivare al lavandino, la molletta quella rosa con la mucchina gialla che non si trova, e tante altre sorprese che io, come si può immaginare, affronto quotidianamente senza un briciolo di equilibrio ma con tanta spensieratezza...
Alla fine verso le nove, riesco a spingere tutti fuori dalla porta. 
Appena sono rimasta sola, oggi mi sono rimessa all'opera...dunque ero rimasta che dovevo prendere l'immagine di questo link party, e metterla sul mio blog, facendo in modo che cliccando sull'immagine, si fosse teletrasportati sul blog “ma petite maison”.
Un inferno! Quasi un'ora di tribolazioni per sbagliare clamorosamente l'immagine! Tutta fiera ed ignara del mio errore, ho comunicato a Silvia di essere miracolosamente riuscita a mette il banner sul mio blog.
Intanto sono costretta a riportare un episodio increscioso avvenuto mentre eseguivo questa “mission impossibile”: mi si è rotta la sedia e sono caduta nel modo più scomposto possibile, con il sedere per terra facendo un botto fragoroso e sbattendo anche la spalla destra sulla cassettiera del tinello.
A quel punto Silvia mi ha fatto notare con molta delicatezza di aver sbagliato banner, in pratica avevo messo il banner dell'assegnatario del link party...come mi ha spiegato successivamente anche Valeria, con tanto di traduzione dall'inglese del banner che avevo inserito. La solita figura di m....
Non mi sono lasciata abbattere, ho corretto con un incredibile colpo d'ingegno il madornale errore, e sono volata all'appuntamento di lavoro che avevo in programma.
Mentre ero lì a parlare di questioni filosofiche, sospesa a circa 10 metri dal suolo, pensavo alle frasi che avrei dovuto scrivere. Ero un fiume in piena: una frase a caso buttata là al mio cliente e tre pensieri da scrivere sul blog.
Finalmente l'incontro è terminato e io sono volata a casa ad occuparmi di quella che ormai è diventata la mia attività principale, il blog. Nel frattempo ho avuto anche la pretesa di guardarmi la diretta streaming organizzata da Fiorello per la puntata finale della sua Edicola Fiore. Un vero spasso che avrei voluto mandare in onda su mio blog, ma porca miseriaccia non sono stata capace...ma come si fa, dico io?!
Comunque, fra una frase, una battuta di Fiorello ed un'email di lavoro, ho dovuto rispondere a ben sette telefonate di cui una di mia madre, cinque di lavoro, e una di una povera operatrice del call center di Fastweb con la quale mi scuso pubblicamente per averle urlato:" non ora benedetta donna, non adesso, sto facendo tre cose contemporaneamente, una quarta non ce la faccio proprio, mi dispiace, mi dispiace, addio”.
Ho mangiato disordinatamente avanzi della cena di ieri sera mentre scrivevo forsennatamente questo post e ora dovrò pubblicarlo, scrivere su Twitter e su Google+ che ho scritto un nuovo post e poi andarmi a studiare le istruzioni per questo Link Party. Il tutto entro un'ora perché poi rientreranno le mie piccole pesti e dovrò gestirle e contemporaneamente inviare un'email urgentissima di lavoro e fare almeno una telefonata ancora più urgente.
Ah, poi c'è la cena da preparare e una lavatrice da fare.
Ce ne sarebbe a sufficienza per un bell'esaurimento nervoso. Infatti io corro quotidianamente sulla strada dello snervamento e sono sempre a pochi passi dall'esaurimento conclamato. A proposito, oggi vorrei anche andare a correre, ché se continuo così fra un po' mi assumeranno al circo per fare la donna cannone. c'è da pensarci perché tutto sommato non mi spiacerebbe essere sparata lontano dalla bocca di un cannone:” tutti chiusero gli occhi nell'ottimo esatto in cui sparì, altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì...” Chi vuole può unirsi al mio canto:” e con le mani amore con le mani ti prenderò.....”
Con questo post partecipo al Link Party "la Collection du Mardi"

sabato 8 giugno 2013

Intervista con l'Amichetta

Nota: la foto fa schifo perché Amichetta aveva fretta di bere...


Ore 8.28 del mattino. Sono seduta sulla panchetta del mio bagno. Ho i piedi ammollo in una bacinella blu, sto facendo un pediluvio con acqua tiepida, una goccia di sapone, qualche goccia di olio essenziale di lavanda preparato da me e un cucchiaio di bicarbonato.
Lo sto facendo perché credo che i miei piedi abbiano bisogno di un po' della mia attenzione e non solo loro. Guendalina ha bisogno della mia attenzione e di qualche vezzo.
Lo sapevo da un pezzo, ma dopo la serata di ieri, questo è il pensiero positivo che mi frulla per la testa.
Si dice, si ridice, si predica, ma questa storia del ritagliarsi degli spazi per se stessi nonostante tutto è sacrosanta.
Amichetta mi ha citofonato ieri sera alle 19.30. Mio marito, alle prese con la cottura degli spinaci mi ha detto che forse a quell'ora sarebbe stato meglio andare a prendere un aperitivo perché al ristorante probabilmente stavano ancora apparecchiando i tavoli.
Giusto, dunque aperitivo da Ivo e poi pizza.
Ivo non ha brillato particolarmente in originalità. Due prosecchi, una ciotola di patatine in busta e quattro mini tramezzini a dire la verità ben poco invitanti.
Io non ho finito il mio drink, ma ci ha pensato lei, che dopo aver spazzolato tutte le patatine ha tracannato gli avanzi del mio bicchiere perché non si può sprecare quel ben di Dio. "Garda che io questa sera non ti voglio raccogliere" l'ho minacciata io preoccupata per la baldanza con cui ha scolato il mio bicchiere e soprattutto per l'ostinazione di voler indossare i tacchi nonostante uno scarso senso dell'equilibrio.
Abbiamo consumato il nostro aperitivo facendo il gioco del “se fosse”. Fra noi è così. Quando incontriamo una conoscenza in comune, non ci limitiamo a dire:"lo sai Amiche' ho incontrato Tizio..."
No, queste banalità le lasciamo alla gente comune. Noi Amichette strane ci diciamo:"Amiche' ho un “se fosse” per te" e giù a fare domande:" se fosse una città, se fosse un film, se fosse un accessorio( il re dell'accessorio è e sarà sempre il marito di Uga però)" dalle risposte, indoviniamo il protagonista dell'incontro.
Così, una conversazione che potrebbe durare tre minuti, può arrivare anche a mezz'ora. Ma noi siamo fatte così.
Ah, noi ci chiamiamo a vicenda Amichetta. Non ricordo nemmeno più quando sia stata l'ultima volta che ho chiamato la mia Amichetta con il suo vero nome.

Sarebbe impossibile riportare stralci della nostra conversazione di ieri sera A. perché abbiamo dei trascorsi talmente assurdi e radicati nel passato remoto che solo Uga e Super avrebbero potuto seguirci. B. Perché Amichetta mi ha fatto un resoconto dettagliato (con molti più dettagli di quelli che avrei voluto sapere) delle sue vicende sentimentali e questo è un argomento top secret. C. Perché abbiamo parlato ininterrottamente per tre ore e a riportare tutta la conversazione mi verrebbe fuori un racconto che al confronto i tre post sulla storia delle navi romane, impallidirebbe.
Quindi, ho deciso di presentarvi la mia Amichetta tramite un'intervista che le ho fatto durante la cena.

Domanda: Sai che questa serata finirà sul mio blog, vero? 
Risposta: Sì

D:Nome in codice
R:Amichetta

D:Segni particolari
R:Ricci scomparsi(ndr. Amichetta ha sempre avuto degli splendidi capelli riccissimi che ad un certo punto, chissà perché, hanno perso il loro vigore)

D:Sogno nel cassetto
R:Ho i cassetti troppo pieni di cose per metterci dentro i sogni

D:Persona che vorresti veder scomparire
R:Il genere maschile

D: Persona che vorresti veder comparire qui e adesso
R: Uga

D: Da quanti anni siamo amiche, pardon Amichette?
R: 34 

D: Perché sei amica mia? 
R: Che domanda! Lo sono da sempre, non mi sono mai domandata il perché. Sei la mia Amichetta del cuore.

D: Trovi che io sia strana? 
R: Certo che sì, altrimenti non saresti mia Amichetta.

D: Pensi anche tu come me, che le persone presenti in questo ristorante stiano pensando che siamo strane?
R: Certamente, specialmente il cameriere che senza volere ha origliato una parte scabrosa del nostro discorso.

D: Credi che il brizzolato del Super sia naturale o lo ha fatto in gran segreto dal parrucchiere Mirko per darsi un'aria da uomo maturo? 
R: Beh, secondo me c'è lo zampino di un professionista come Mirko. Ha un brizzolato troppo perfetto.

D: Credi che la nostra abitudine di raccontarci gli incontri che facciamo, facendo il gioco del "se fosse" sia fuori moda, o semplicemente la gente sottovaluta la genialità di questo gioco? 
R: La gente sottovaluta la genialità di questo gioco, il se fosse non passerà mai di moda.

D: Definisciti in tre aggettivi
R: Impulsiva, forte, vulnerabile o anche "pijalo e non lo pijà" come dice mia madre.

D: Definisci me in tre aggettivi
R: Allegra, razionale, positiva (non proprio sempre...)

D: Credi che l'ugola di Uga sia stata modificata dagli alieni o è semplicemente stonata?
R: È stonata.

D: Racconta il primo episodio comico che ti viene in mente e che ci ha visto protagoniste
R: Quando abbiamo preso le gocce di Mylicon convinte che ci avrebbero fatto appiattire la pancia e invece ci si sono scatenati tremendi attacchi di colite.

D: Racconta di quella volta in cui non mi hai menato solo perché mi vuoi molto bene
R: Quando eri incinta della seconda figlia e non si poteva comunicare normalmente con te (ndr.ha ragione. Eh gli ormoni, gli ormoni...)


D: Racconta di quella volta in cui secondo te io non ti ho menato solo perché ti voglio molto bene: 
R: Ce ne sarebbero molte(ndr. Confermo) ma credo che la peggiore sia stata quando ti ho rotto un piatto del servizio buono a cui tu tenevi moltissimo.

D: Come definiresti il tuo rapporto con la tecnologia?
R: Pessimo e forzato

D: Come definiresti il tuo rapporto con la danza latino americana?
R: Liberatorio

D: Come definiresti il tuo rapporto con le arachidi?
R: Di gonfiore 

D: Che raccomandazione mi faresti vedendo come sono ridotta?
R: Stai benissimo così. Sei la mia Amichetta allegra e niente affatto paranoica (ndr.mi vuole davvero molto bene).

D: Vuoi salutare la gente del mio blog con un detto dei tuoi? 
R: Buon pro e tante care cose.