Nota: la foto fa schifo perché Amichetta aveva fretta di bere...
Ore 8.28 del mattino. Sono seduta sulla panchetta del mio bagno. Ho i piedi ammollo in una bacinella blu, sto facendo un pediluvio con acqua tiepida, una goccia di sapone, qualche goccia di olio essenziale di lavanda preparato da me e un cucchiaio di bicarbonato.
Lo sto facendo perché credo che i miei piedi abbiano bisogno di un po' della mia attenzione e non solo loro. Guendalina ha bisogno della mia attenzione e di qualche vezzo.
Lo sapevo da un pezzo, ma dopo la serata di ieri, questo è il pensiero positivo che mi frulla per la testa.
Si dice, si ridice, si predica, ma questa storia del ritagliarsi degli spazi per se stessi nonostante tutto è sacrosanta.
Amichetta mi ha citofonato ieri sera alle 19.30. Mio marito, alle prese con la cottura degli spinaci mi ha detto che forse a quell'ora sarebbe stato meglio andare a prendere un aperitivo perché al ristorante probabilmente stavano ancora apparecchiando i tavoli.
Giusto, dunque aperitivo da Ivo e poi pizza.
Ivo non ha brillato particolarmente in originalità. Due prosecchi, una ciotola di patatine in busta e quattro mini tramezzini a dire la verità ben poco invitanti.
Io non ho finito il mio drink, ma ci ha pensato lei, che dopo aver spazzolato tutte le patatine ha tracannato gli avanzi del mio bicchiere perché non si può sprecare quel ben di Dio. "Garda che io questa sera non ti voglio raccogliere" l'ho minacciata io preoccupata per la baldanza con cui ha scolato il mio bicchiere e soprattutto per l'ostinazione di voler indossare i tacchi nonostante uno scarso senso dell'equilibrio.
Abbiamo consumato il nostro aperitivo facendo il gioco del “se fosse”. Fra noi è così. Quando incontriamo una conoscenza in comune, non ci limitiamo a dire:"lo sai Amiche' ho incontrato Tizio..."
No, queste banalità le lasciamo alla gente comune. Noi Amichette strane ci diciamo:"Amiche' ho un “se fosse” per te" e giù a fare domande:" se fosse una città, se fosse un film, se fosse un accessorio( il re dell'accessorio è e sarà sempre il marito di Uga però)" dalle risposte, indoviniamo il protagonista dell'incontro.
Così, una conversazione che potrebbe durare tre minuti, può arrivare anche a mezz'ora. Ma noi siamo fatte così.
Ah, noi ci chiamiamo a vicenda Amichetta. Non ricordo nemmeno più quando sia stata l'ultima volta che ho chiamato la mia Amichetta con il suo vero nome.
Sarebbe impossibile riportare stralci della nostra conversazione di ieri sera A. perché abbiamo dei trascorsi talmente assurdi e radicati nel passato remoto che solo Uga e Super avrebbero potuto seguirci. B. Perché Amichetta mi ha fatto un resoconto dettagliato (con molti più dettagli di quelli che avrei voluto sapere) delle sue vicende sentimentali e questo è un argomento top secret. C. Perché abbiamo parlato ininterrottamente per tre ore e a riportare tutta la conversazione mi verrebbe fuori un racconto che al confronto i tre post sulla storia delle navi romane, impallidirebbe.
Quindi, ho deciso di presentarvi la mia Amichetta tramite un'intervista che le ho fatto durante la cena.
Domanda: Sai che questa serata finirà sul mio blog, vero?
Risposta: Sì
D:Nome in codice
R:Amichetta
D:Segni particolari
R:Ricci scomparsi(ndr. Amichetta ha sempre avuto degli splendidi capelli riccissimi che ad un certo punto, chissà perché, hanno perso il loro vigore)
D:Sogno nel cassetto
R:Ho i cassetti troppo pieni di cose per metterci dentro i sogni
D:Persona che vorresti veder scomparire
R:Il genere maschile
D: Persona che vorresti veder comparire qui e adesso
R: Uga
D: Da quanti anni siamo amiche, pardon Amichette?
R: 34
D: Perché sei amica mia?
R: Che domanda! Lo sono da sempre, non mi sono mai domandata il perché. Sei la mia Amichetta del cuore.
D: Trovi che io sia strana?
R: Certo che sì, altrimenti non saresti mia Amichetta.
D: Pensi anche tu come me, che le persone presenti in questo ristorante stiano pensando che siamo strane?
R: Certamente, specialmente il cameriere che senza volere ha origliato una parte scabrosa del nostro discorso.
D: Credi che il brizzolato del Super sia naturale o lo ha fatto in gran segreto dal parrucchiere Mirko per darsi un'aria da uomo maturo?
R: Beh, secondo me c'è lo zampino di un professionista come Mirko. Ha un brizzolato troppo perfetto.
D: Credi che la nostra abitudine di raccontarci gli incontri che facciamo, facendo il gioco del "se fosse" sia fuori moda, o semplicemente la gente sottovaluta la genialità di questo gioco?
R: La gente sottovaluta la genialità di questo gioco, il se fosse non passerà mai di moda.
D: Definisciti in tre aggettivi
R: Impulsiva, forte, vulnerabile o anche "pijalo e non lo pijà" come dice mia madre.
D: Definisci me in tre aggettivi
R: Allegra, razionale, positiva (non proprio sempre...)
D: Credi che l'ugola di Uga sia stata modificata dagli alieni o è semplicemente stonata?
R: È stonata.
D: Racconta il primo episodio comico che ti viene in mente e che ci ha visto protagoniste
R: Quando abbiamo preso le gocce di Mylicon convinte che ci avrebbero fatto appiattire la pancia e invece ci si sono scatenati tremendi attacchi di colite.
D: Racconta di quella volta in cui non mi hai menato solo perché mi vuoi molto bene
R: Quando eri incinta della seconda figlia e non si poteva comunicare normalmente con te (ndr.ha ragione. Eh gli ormoni, gli ormoni...)
D: Racconta di quella volta in cui secondo te io non ti ho menato solo perché ti voglio molto bene:
R: Ce ne sarebbero molte(ndr. Confermo) ma credo che la peggiore sia stata quando ti ho rotto un piatto del servizio buono a cui tu tenevi moltissimo.
D: Come definiresti il tuo rapporto con la tecnologia?
R: Pessimo e forzato
D: Come definiresti il tuo rapporto con la danza latino americana?
R: Liberatorio
D: Come definiresti il tuo rapporto con le arachidi?
R: Di gonfiore
D: Che raccomandazione mi faresti vedendo come sono ridotta?
R: Stai benissimo così. Sei la mia Amichetta allegra e niente affatto paranoica (ndr.mi vuole davvero molto bene).
D: Vuoi salutare la gente del mio blog con un detto dei tuoi?
R: Buon pro e tante care cose.


























