venerdì 17 gennaio 2014

Il calendario dell'avvento seconda parte

SOTTOTITOLO: Solo io ancora parlo in termini natalizi a metà Gennaio, quando tutti invece cercano di dimenticare le feste appena passate...tutti tranne mia sorella che ha ancora l'albero di Natale in sala.
SOTTOTITOLO AL SOTTOTITOLO: Solo io faccio 'sti sottotitoli così lunghi.

Una delle tante voci nella mia testa:" Allora, ti vuoi sbrigare?!...Qui più che il calendario dell'avvento finisci per fare la quaresima di Pasqua..."
Strana:" Ahò un po' di pazienza! Ci vuole tanto a raccontare un mese di vita strana. E poi io ora vorrei scrivere un post sul povero Strano che per colpa mia si è ritrovato dal benzinaio senza contanti né bancomat e se ne è accorto solo dopo aver fatto 82€ di rifornimento..."
Una delle tante voci nella mia testa:" Dopo, quello lo scrivi dopo! Finisci una buona volta quello che cominci, benedetta donna!"

15 Dicembre. Il cane misterioso
Eccolo, il cane misterioso
Tutti i giorni io percorro questo tratto di strada circa quattro volte: La mattina mentre e vado a portare le bambine a scuola, quando ritorno indietro, quando vado a riprenderle e quando torniamo a casa.
Ebbene, tutti i santi giorni, lui è lì. Solo, a guardare annoiato le automobili che gli sfilano davanti.
Se ne sta lì seduto, bianco, buono, il cane misterioso, come se aspettasse qualcuno. Questo essere ignoto è una delle poche certezze della mia esistenza. Lui sta là e aspetta. Cosa non so.

16  Dicembre L'incidente
Accade poi che una sta andando ad accompagnare le figlie a scuola di buon ora, ma non di buon umore perché subito dopo dovrebbe andare a protocollare una richiesta urgente in zona EUR (zona che non brilla mai per scorrevolezza del traffico, ma se ci rimani incastrata sotto Natale, rischi di farci capodanno) e poi tornare di corsa per incontrare la mamma della compagnetta della charmant per visionare insieme la stoffa rosa da usare come tovaglia.
Capita che scendendo una ripida discesa, una prenda in pieno una trasparente, invisibile, malefica lastra di ghiaccio e si ritrovi a fluttuare nel nulla per alcuni interminabili secondi per poi interrompere la propria folle pattinata contro il cordolo di un marciapiede, che oltre a fermare il veicolo impazzito, ha spaccato tutta la parte destra dell’avantreno.
Ok lo ammetto, ad un certo punto ho frenato e sul ghiaccio, non si fa...mai preteso di essere un pilota di formula uno io...a me la macchina mi deve spostare da un posto all'altro senza rompersi o farmi fare male. Tanto per essere ancora più antipatica: chiunque pensi che guidare sportivo sia figo è un imbecille. Io guido da vent'anni e ne ho visti di "sportivi" spiaccicati contro i pali della luce...l'unico vero segreto in auto per guidare bene è andare piano e rispettare sempre i limiti di velocità. Tutto il resto è un film di James Dean, che infatti è morto giovane.
Può succedere anche che in quell'occasione una chiami i vigili urbani e che questi non si degnino nemmeno di rispondere, e che poi questa povera disgraziata si rivolga ai carabinieri, e che questi la dirottino sulla polizia e che quest’ultima le dica di chiamare i vigili urbani ma che no, no, fino alle 9.00 quelli non ci sono mica…il tutto mentre altre tre macchine ripetono la stessa acrobazia automobilistica davanti agli occhi fuori dalle orbite della nostra protagonista.
Così una povera disgraziata si ritrova a telefonare al marito che si precipita tutto insonnolito e le lascia la propria macchina per andare a lavorare e capita pure che questa poraccia mentre si reca a lavorare, telefoni in Comune, pronta a dirne quattro al responsabile della viabilità, con un bel discorsetto già pronto più o meno di questo genere:“ deficienti, incoscienti, asini, figli di puttana, ANDATE A SPARGERE DEL SALE SU QUELLA FOTTUTA DISCESA PRIMA CHE QUALCUNO SI FACCIA MALE“. Però poi succede che il responsabile, guarda caso, non sia in ufficio e che la poveretta in questione si ritrovi a fare un discorso con i medesimi contenuti, ma dai toni meno aggressivi con un impiegato che si occupa di beni culturali.

17 Dicembre La brutta abitudine di perdere le cose
Uno dei tanti lavori volanti che mi è piombato fra capo e collo a Dicembre (e io che programmavo di lavorare fino al 16 e poi di dedicarmi anima e corpo all'organizzazione della festa della Charmant…) mi ha costretto a recarmi in un gigantesco palazzo dove risiede un dipartimento speciale del Comune di Roma e dove, districandomi in un labirinto di piani rialzati, scale, numeretti da prendere e moduli da compilare, ho finalmente protocollato una richiesta per avere un documento che risale agli anni '60 e che sarà disperso chissà in quale buio scantinato di chissà quale archivio.
Due ore e quaranta minuti di fila e 5€ di parcheggio, per avere un puzzolente foglietto con un lunghissimo numero di protocollo, un sorrisetto sarcastico dell’impiegata e il seguente discorso di commiato:“ torni tra dieci giorni per ritirare il documento…facciamo quindici va‘ che ci sono le feste…ah e nel frattempo incroci le dita!“.
Quando ero alla seconda ora e venti minuti di attesa però, mi sono accorta che la cool girl era on line su Facebook…direttamente da Londra! Così, nonostante mancassero solo tre persone da servire prima di me, l’ho contattata per chiederle dettagli sul suo imminente ritorno in patria.
Abbiamo chiacchierato del più e del meno fino a quando non è arrivato il mio turno.
Mi sono alzata con la borsa aperta, il cellulare, l’iPad, la sciarpa, il cappello e un libro in mano (ma quante mani ho?) e mi sono presentata affannata al cospetto di un'impiegata gentile ma totalmente assente che mi ha salutato senza nemmeno staccare gli occhi dallo schermo del computer. In tutto la mia permanenza davanti allo sportello è durata 26 secondi netti, compreso il discorsetto finale della donna al di là del vetro, quindi non ho fatto in tempo a sistemare niente nella borsa e sono stata congedata con il foglio del protocollo che naturalmente dovevo prendere tra le mani.Così, mi sono allontanata tenendo in mano la borsa aperta, il cellulare, l’iPad, la sciarpa, il cappello, un libro e il foglietto del protocollo. Mi sono appoggiata sul primo tavolino libero per sistemare tutto, ma per prima cosa ho salutato la cool girl che nei 26 secondi che ho passato davanti allo sportello, mi aveva frettolosamente informato che doveva andare a lavorare.
Ho fatto tutto alla rinfusa, senza pensare troppo a dove mettevo cosa e mi sono precipitata verso casa.
Mentre mi arrampicavo sulla mia montagnuccia con la testa piena zeppa di pensieri, mi ha chiamato la mia cliente, chiedendomi di inviarle via email la ricevuta del protocollo.
Arrivata a casa, ho cominciato a cercarla ovunque, in macchina, in borsa, in casa, niente.
L’avevo lasciata su quel fottuto tavolino, era evidente.
La mattina dopo, ho spedito lo Strano dritto dritto a controllare su quel tavolino. Nonostante fosse giorno di chiusura e fosse in corso un brindisi natalizio per tutti gli impiegati del dipartimento, lo Strano si è intrufolato furtivo e ha chiesto a due donne di aiutarlo ché sua moglie ne aveva combinata una delle sue. "Fatemi questo regalo di Natale, vi prego" ha implorato il mio consorte come gli avevo chiesto io di fare.
Le due donne, entrambe vicine alla pensione, con un bicchiere di plastica in mano colmo di spumante da due soldi, i capelli cotonati e gli occhiali appesi ad una catenella, hanno scartabellato un po', tanto per fare contento lo scocciatore, poi una delle due ha esclamato:"ti ha detto male giovanotto, hai beccato l'unico giorno in cui fanno le pulizie qua dentro...quando c'è il brindisi natalizio, fanno tirare tutto a lucido..." e l'altra ha chiosato:" stavolta non ti salva nemmeno Babbo Natale! Bisogna che torni e lo fai ristampare...e AUGURI". Lo hanno lasciato lì a fissarle demoralizzato e se ne sono andate improvvisando una specie di trenino a due vagoni sollevando i calici divertite.
Così, il martedì successivo mi è toccato tornare. Peccato che fosse il giorno del compleanno di mia figlia e che questa avesse chiesto di andare a giocare con la neve e poi a pattinare sul ghiaccio...la mia salvezza è stata un noto centro commerciale di Roma, dove avevano organizzato per il periodo natalizio un'area dove i bambini potevano giocare con la neve vera e accanto c'era anche una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Tutto un po' posticcio, ma la mia salvezza.
Così ho lasciato tutta la mia famiglia ad aspettarmi in macchina e sono entrata nel fatidico ufficio per farmi ristampare la ricevuta con il numero del protocollo.
Quando è arrivato il mio turno, mi ha accolto un'impiegata seccata e scontrosa, di quelle che si disegnano la linea delle labbra con una matita rosso scuro che conferisce alla loro espressione un'aria arcigna e schifata.
Le ho spiegato la situazione, scusandomi con aria contrita e le ho chiesto cortesemente di ristampare la ricevuta.
Mi ha guardato come se fossi un venditore di enciclopedie porta a porta, poi senza dire niente si è alzata ed è scomparsa dietro un paravento.
Una persona normale avrebbe immaginato che sia andata a consultare un terminale dove c'è l'archivio delle richieste protocollate, o a guardare qualcosa che le sarebbe servito per recuperare la mia pratica. Io invece ho avuto una visione della donna che appena dietro il paravento ha dato un pugno ad un'anziana collega tanto per sfogarsi, poi ha scaraventato il portaombrelli contro una finestra riducendola in frantumi e ha baciato in bocca un collega figo che era rimasto imbambolato a fissare quell'attacco di isterismo. Una volta finito, si è risistemata la gonna e i capelli, un carré nero perfetto, ed è tornata da me.
Per questa ragione, quando mi ha passato il foglio con aria antipatica dicendomi:" per questa volta va bene, può capitare, ma che non diventi un'abitudine. Pensi se tutti facessero come lei..." io, invece di rispondere quello che mi sgorgava dal cuore e cioè:" e secondo lei io ci provo gusto a tornare due volte nello stesso posto brutta oca con la faccia impiastricciata?!" ho preso il foglio con delicatezza rispondendo:"ha ragione signora, non accadrà più..." e me ne sono andata alla chetichella, senza dare mai le spalle a quella che nelle mie fantasie era una pazza potenziale assassina.

18 Dicembre Il vecchio che recita „A Silvia“ nel bar
La giornata del compleanno di mia figlia si è complicata notevolmente a causa del mio passaggio presso l'ufficio della pazza. In pratica era mezzogiorno passato quando sono riuscita a tornare in macchina, con le gambe che ancora tremavano di paura e di nervoso. A quel punto, le due fameliche figliole cominciavano a reclamare cibo e acqua. Così, ho fatto accostare lo strano in seconda fila e mi sono infilata dentro il primo bar per acquistare pranzo e bevande.
Nel bar, mentre mi facevo scaldare dei panini è entrato un anziano signore, di quelli con un velo celestino sugli occhi, che dopo aver scambiato un paio di battute con il barista, si è voltato verso di me e ha attaccato:
Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi? 
Sonavan le quiete
stanze, e le vie d'intorno,
al tuo perpetuo canto,
allor che all'opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
così menare il giorno.
La recitava con un tale trasporto, con un braccio alzato, il busto impettito e tutto il resto, che non ho avuto il coraggio di spiegargli che non mi chiamo Silvia e che quella poesia era dedicata a una che era morta...quindi non è che fosse il massimo della galanteria, recitarla guardandomi fisso negli occhi.
Il barista lo ha lasciato declamare e poi ha concluso:"Alè!"
Io ho ringraziato, ho preso il pacchetto con i panini, e sono tornata in macchina avvilita.

19 Dicembre Pipì Santa
Le recite natalizie ci hanno travolto con tutto il loro carico di commozione, stupore, imbarazzo e voglia di scappare lontano.
La polpetta con i suoi compagnucci di tre, quattro e cinque anni, ci ha deliziato con una recitina in cui lei faceva la parte di un angioletto.
La maestra mi ha chiesto di metterle una calzamaglia bianca e le ha infilato un vestitino da angioletto tutto bianco immacolato, ben stirato con le decorazioni dorate. Un amore.
Mentre glie lo infilava, la donna ricordava ai bimbi e alle loro mamme che glie lo avrebbero dovuto togliere dopo la rappresentazione, che quei vestitini dovevano rimanere così immacolati perché il pomeriggio seguente sarebbero serviti ai bimbi dell'altra sezione.
La recita è iniziata e il coro degli angioletti è stato meraviglioso...fino a quando la polpetta non ha cominciato ad assumere uno strano atteggiamento: mentre cantava con la bocca spalancata, sottolineando tutte le parole con quel modo di fare così tenero che hanno i bambini, la mia strana figlia ha cominciato a tirare su il vestito, mostrando le cosce fasciate dalle calzamaglie bianche e le mutande a tutto il teatro.
La maestra, dalla prima fila, le faceva segno di tirare giù e lei faceva no con la testa facendole gli occhiacci.
Alla fine della recita, sono corsa sul palcoscenico per congratularmi, ma la polpetta mi ha accolto con freddezza:" sì, sì, sono stata brava, me lo dici dopo...ora portami di corsa al bagno che mi sono pisciata sotto!"
"Ma come?!" Sono rimasta a bocca aperta io...
"La maestra si è scordata di farci fare la pipì prima di salire sul palco e io stavo scoppiando...ne ho fatta poca, giusto per non farmi fare male alla pancia...ma ora sbrighiamoci che non so quanto la reggerò ancora e se sporco il vestito dell'angioletto qui succede il finimondo..."
Il vestito si è salvato e anche le calze perché le uniche bianche che avevo erano adatte a bambine di due anni e così, il cavallo arrivava a metà della coscia di mia figlia. Le mutande invece le ho dovute levare in fretta e furia e così la polpetta ha partecipato alla festicciola natalizia post-recita senza mutande, ma con la vescica finalmente svuotata.

20 Dicembre Un posto ameno
Dopo le feste natalizie ho trascinato la mia famiglia inclusi mia madre e Mister M. in una località amena in Umbria.
Abbiamo o meglio HO scelto un posto piuttosto isolato...vabbeh totalmente isolato.
Sospeso tra cielo e terra
Esattamente a venti chilometri dal centro del paese. Venti chilometri di nulla sospeso tra campi arati, boschi e dolci colline.
Alla fine, tre chilometri di strada sterrata

Chilometri che ci separavano dalla civiltà, dal caos e dalla frenesia delle feste natalizie ancora in corso, dallo shopping, dal clamore.
Nemmeno il navigatore aveva la più pallida idea di dove diavolo fossimo finiti
Chilometri e chilometri che dovevo interporre tra me e il mondo. Solo portandomelo dietro un pezzetto di mondo. Un pezzetto del mio di mondo, quello strano.
Il cielo al nostro arrivo rispecchiava l'umore dei miei parenti
Peccato che il pezzetto del mio mondo che mi sono portata dietro fosse non proprio consapevole di dove lo stessi portando.
Il giorno del nostro arrivo poi, non siamo stati nemmeno aiutati dal meteo, infatti questi famigerati venti chilometri li abbiamo percorsi immersi in una nebbia fitta che a me dava la sensazione di essere entrata in un'altra dimensione, mentre ai miei familiari ha fatto pensare a Massimo Troisi e Roberto Benigni che arrivano a Frittole.
Appena arrivati
Scesa dalla macchina, ho fatto un respiro profondo e una circonduzione completa delle braccia, felice di aver raggiunto quella meta tanto agognata, poi mi sono girata ancora sorridente verso i miei compagni di avventura ma appena li ho guardati in faccia, il sorriso sulle mie labbra si è smorzato.
Tutti mi guardavano in cagnesco e quando ho esclamato:"solo io potevo portarvi in un posto così..." mia madre con occhi di ghiaccio mi ha risposto:" sì, solo tu guarda..." Mister M. intanto si guardava intorno sorridendo mentre mio marito iniziava a scaricare la macchina caricandosi sulle spalle tutte le valige e brontolava:"Ma tu guarda questa dove ci ha portato tutti...questa è matta. Questa è matta e io sono solo con lei in mezzo al niente..."
Io proprio non riuscivo a capire da dove nascesse il disagio di tutti in un luogo così meraviglioso e mentre me lo domandavo è arrivato il custode di quell'angolo di paradiso. Un uomo schivo, solitario, ma che pareva risolto, equilibrato in pace...fino a che mia madre non lo ha fatto innervosire esclamando:"Ah, qui d'estate deve essere proprio un paradiso...." intendendo dire con quella frase sibillina che in inverno invece lei non lo trovava affatto un paradiso e che lo giudicava troppo isolato e privo di vita. Il custode ha risposto secco che per lui quel posto era un paradiso sempre, soprattutto quando non c'era nessuno. Mi è diventato subito simpatico, il custode.

21 Dicembre Capodanno
Il mio sogno di sempre è passare il capodanno facendo finta che non lo sia.
Da sola in una stanza a leggere un libro, bere del buon vino, in pigiama, senza frenesie, senza caos, senza veglionissimi o trenini.
Ho intitolato questa foto: Civiltà...Lontana. Si prega di notare, il lungo tratto di buio e silenzio che mi separa dalla vita.
Condividevo questo sogno con il Super il quale però quest'anno mi ha sorpreso festeggiando con un vero e proprio veglionissimo durante il quale pare si sia scatenato insieme a sua moglie in folli danze (lui è campione mondiale, nonché ideatore, di uno stile detto "free dance") è impazzito, mi sono detta. Oppure è rinsavito, non lo so.
Beh comunque io quest'anno ci sono andata davvero vicina a realizzare questo sogno. Il 31 sera ero in pigiama già alle sei del pomeriggio. Io e mia madre abbiamo preparato una buona cenetta ma senza troppe pretese. Giusto per goderci il buon cibo.
Alle 21.00 avevamo finito di mangiare anche la frutta secca di fine pasto e ci siamo messi a guardare il circo di Montecarlo in televisione. Tra l'altro le mie figlie lo hanno apprezzato tantissimo e alle 23.30 è iniziato gli Aristogatti. Per loro è stato un seratone, un po' meno per gli adulti di casa che, a parte me, credo abbiano passato la serata più noiosa della loro vita. A nulla sono valsi i miei tentativi di spiegare loro che non avere niente da fare è bello perché quando uno non fa niente in realtà sta con se stesso e riprende contatto con il proprio io più profondo. Loro mi guardavano di traverso senza nemmeno rispondermi e si scambiavano sguardi e battutine di intesa e rassegnazione.
Alle 23.59 abbiamo preso la bottiglia e alle 24.00 la abbiamo stappata, poi ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti:"E mo'? Che facciamo?!"
Mio marito, preso dalla disperazione, si è attaccato alla bottiglia e se ne è scolata metà, poi è partito come un treno, ha preso la porta di casa e ha cominciato a correre per il borgo completamente deserto cantando "Sasueeeraaaa...A, E, I, O, U, IPSILON!" correva senza nemmeno il cappotto, scaldato solo dall'alcool che aveva ingurgitato, le mani in tasca e le spalle strette, dietro di lui, solo il cane del custode, che puntava i canini affilati, dritto dritto alle sue magre chiappe infreddolite.
A mezzanotte e dieci, eravamo tutti a letto.
La mattina seguente, il povero Strano si è svegliato con un gran mal di testa. "La sera Leoni..." questo è stato il mio buon giorno.
Lui ha accampato delle scuse asserendo che non aveva chiuso occhio quella notte a causa dei messaggi continui che sono arrivati sul cellulare mio e su quello di mia madre, poi ha concluso dicendo:" Meno male che domani torniamo a casa va'..." e ha iniziato l'anno assumendo un antidolorifico.

22 Dicembre  Il furto della legna 
Certo, dopo un primo momento di scoramento, i miei familiari hanno iniziato a vedere i lati positivi del posto dove li avevo trascinati a loro insaputa. Abbiamo visitato le magiche città dell'Umbria, mangiato bene (troppo per quanto mi riguarda) bevuto bene (troppo per quanto riguarda sia me che lo Strano) e ci siamo goduti i meravigliosi paesaggi offertici da quella che per pochi giorni è diventata la nostra casa.
La vista dalla torre dove dormivamo...
 Un borgo risalente all'anno mille, sapientemente restaurato e riportato agli antichi splendori da squadre di architetti ed antiquari.
La nostra casa, aveva un camino spettacolare, datato 1321 e recentemente restaurato.
Eccolo, il camino.
Per i primi giorni, abbiamo chiesto al custode filosofo di portarci delle cassette piene di legna e tutte le sere, venivamo rapiti dalla magica atmosfera del camino acceso.
Un giorno, percorrendo i venti chilometri di nulla che riportavano alla base, i due vecchi del gruppo hanno notato una catasta di legna, poggiata così, un po' alla rinfusa sul ciglio della strada. Sembrava dimenticata là...oppure sembrava accatastata da qualcuno che si era premurato di raccoglierla, tagliarla ed accantonarla in attesa di andarla a prendere. La comitiva all'unanimità, ha decretato che l'ipotesi corretta, fosse la prima e così, notte tempo, io, lo Strano e Mister M.(l'unico che teoricamente avrebbe dovuto conoscere l'esatta ubicazione della catasta e che non voleva venire per paura di essere acciuffato) siamo partiti, cassetta del custode vuota nel bagagliaio e coscienza sporca ben celata dall'oscurità, alla conquista di un po' di legna per riaccendere come tutte le sere la magia di quell'antico camino.
L'operazione non è stata per così dire delle più discrete. Abbiamo impiegato un bel po', per ritrovare il punto esatto, perché Mister M. era talmente spaventato che ha avuto un vuoto di memoria, abbiamo fatto svariati avanti e indietro per riuscire a posizionare, la macchina in modo tale che, nella totale oscurità, i fari potessero illuminare a sufficienza e affinché lo Strano potesse sottrarre dalla catasta un ventina di chili di legna e scappare senza rompersi una gamba. Insomma, io non so a quanti chilometri da noi si trovasse in quel momento la più vicina anima viva, ma se qualcuno c'era, di certo ci deve aver notato...
Lo strano ha indossato lo zuccotto in pile, ha sfilato furtivo la cassetta rosso fiammante dal bagagliaio ed è partito intimandoci di stare allerta e di fare silenzio.:"State all'occhio! E non combinate casini là dentro!".
Appena si è avviato correndo, Mister M. ha abbassato i fari della vettura al minimo.
"Riaccendi!" Ho sussurrato io che nel frattempo stavo riprendendo la scena dal cellulare.
"No, no ci vedono..." Ha risposto lui paralizzato dal terrore.
Sono riuscita a convincerlo a rialzare i fari, solo perché il video non veniva bene con quella scarsa luminosità, ma ormai,  lo Strano era di ritorno.
Correva appesantito dalla cassetta piena, inciampava e intanto ci malediva e malediva sé stesso per essersi fatto convincere a compiere quella bravata, per essersi fatto trascinare in quel posto dimenticato da Dio, per il capodanno, per tutto quello che glie era toccato di sopportare da quando mi aveva conosciuto.
Avrei voluto pubblicare l'intero video, ma dato che lo Strano mi ha minacciato che se lo avessi fatto, sarebbe andato dall'avvocato, allora eccovi solo un frammento:
Il video è un misto fra "the blair witch project" e "Fantozzi contro tutti" è esilarante e se lo mettessi su you tube diventerei ricca. Ma è destinato a rimanere negli archivi di famiglia.
Durante il viaggio di ritorno, mentre io non riuscivo a smettere di ridere e Mister M. riprendeva colore dopo lo spavento, lo Strano scuoteva la testa e rivolto a me commentava:" Che poi una cassetta di legna, ma quanto costerà mai?...se ne buttano tanti di soldi porca zozza...ma chi me lo ha fatto fa'?!...ah sì, lo so chi me lo ha fatto fa': è stata un'idea de tu' madre...ma lei mica ci è venuta a rischiare di finire in gattabuia insieme a noi!"

Ecco fatto...mi sono dilungata troppo. Mi tocca finire il calendario dell'avvento con un post a parte...ce la farò, ce la farò. Sento il fiato della quaresima sul collo, ma io sarò più veloce!
Dedico questo Post ad una persona che oggi compie gli anni e fa cifra tonda! Spero di averti regalato un sorriso!

martedì 7 gennaio 2014

Il calendario dell'avvento e un incipit difficile


Le feste sono finite e io risbuco fuori come quelli che ti dicono:" buone feste passate!"
Abbiate pazienza, per una strana come me, le feste comportano uno sconvolgimento tale che non si riesce a concentrarsi su altro.
...scritto dopo qualche giorno...
Avevo circa quattro anni quando lo vidi la prima volta e rimasi così folgorata da quell'oggetto che questo sarebbe rimasto nei miei desideri di ragazzina per il successivo decennio.
Sto parlando del calendario dell'avvento. Sapete quel calendario che ha tutte le caselline? Uno lo inizia l'otto Dicembre e ogni giorno apre una casella.
Come mi piaceva quello che vidi a casa di un fratello di mio padre. Era bellissimo, tutto verde e rosso e ogni casellina conteneva un dolcetto e una breve storiella.
...scritto dopo qualche giorno...
Accidenti, non so proprio da dove ricominciare.
...scritto dopo qualche giorno...
Qualcuno si sarà chiesto dove sia finita io e la mia strana famiglia nell'ultimo mese. Mi avete lasciato a combattere per risparmiare a mia figlia la novena della Madonna Immacolata e poi di me, più nessuna notizia. Ebbene da allora mi sono successe talmente tante cose che ci vorrebbe un mesetto per scriverle tutte. Così ho deciso di compattare tutto nel mio personalissimo calendario dell'avvento. A feste finite, ripercorrerò con voi, come nel più strampalato dei calendari dell'avvento, gli episodi salienti accaduti a me e ai miei familiari in questi giorni di festa.

Dunque siete pronti? Mettetevi comodi:

8 Dicembre: La tradizione
Erano le sei e mezza del mattino di domenica 8 Dicembre. Io ero come al solito sveglia, intenta a leggere un avvincente romanzo mentre il resto della famiglia giaceva in improbabili posizioni, ciascuno dolcemente addormentato e intento a sognare e a recuperare energie che gli sarebbero servite qualche ora più tardi per toglierne a me di energia. Ognuno a suo modo.
Per lo meno, io credevo che fossero tutti addormentati fino a quando una dolce melodia in evidente contrasto con il silenzio ovattato della casa, mi ha fatto brutalmente rivedere le mie convinzioni. La melodia proveniva dalla stanza della Charmant e pareva il clarion di un film dell'orrore. Quatta quatta, mi sono avvicinata alla porta della cameretta sperando fino all'ultimo che la bambina fosse vittima del sonnambulismo ereditato da sua madre. Mi sono ritrovata di fronte alla porta chiusa con accanto mio marito o il suo fantasma, non lo so. Abbiamo messo contemporaneamente la mano sulla maniglia e abbiamo aperto insieme la porta che invece di scricchiolare come nel più classico dei film dell'orrore, in realtà struscia sul pavimento da metà apertura in poi facendo un rumore fastidiosissimo che fa accapponare sì la pelle, ma non per la paura.
Non appena i nostri occhi si sono abituati all'oscurità, ci siamo resi conto che la bambina era coricata nel letto nella stessa posizione in cui la aveva lasciata il padre la sera precedente, infagottata nel piumino bloccato da una coperta messa per traverso e infilata sotto il materasso in modo da impedirle qualunque movimento che la possa scoprire durante la notte  (noi di casa chiamiamo questa strana pratica: il sacchetto) ma da quel fagotto comunque continuava ad uscire questa assurda melodia sulla quale veniva cantato un brano dal testo ancora più assurdo, soprattutto considerata l'ora:

„Sono le piccole cose belle
che fan bella la nostra vita
quando accadono all'improvviso
un sorriso spunterààààà“

Io e il mio strano consorte siamo rimasti lì a fissarla, un punto interrogativo brillava come un'aureola sulle nostre teste, le nostre mandibole avevano ceduto ancora una volta all'unisono lasciandoci con le bocche spalancate ma incapaci di proferire parola.
Improvvisamente mi sono girata e mi sono accorta che lo Strano non era più al mio fianco. Lui era scomparso e dalla camera da letto accanto si udivano rumori di un corpo goffo che si rigirava nel letto e brontolava:“ Ma tu guarda questa: quando deve andare a scuola ci vogliono le cannonate per svegliarla e oggi che potremmo dormire tutti, si sveglia alle sei e mezza cantando un allegro motivetto...che palle oh...“
Mi sono accostata a mia figlia, convinta che fosse posseduta e che di lì a poco avrebbe cominciato a parlare al contrario e invece lei si è rizzata a sedere sul letto, con un sorriso angelico, mi ha buttato le braccia al collo e ha esclamato:“Mammina! Dobbiamo fare l'albero! Sono troppo emozionata per dormire!“
Ho cercato di convincerla ad aspettare ancora un po', ché avremmo avuto tutto il giorno a disposizione per fare l'albero di Natale, ma ho riscosso poco successo e così' alle sette meno dieci mi sono ritrovata entrambe le figlie che scendevano le scale, in fila indiana come da mie indiscutibili disposizioni, con le mani ben ancorate al corrimano. La Charmant, sognante e fresca come un bocciolo di rosa; la Polpetta invece con i ricci scompigliati, gli occhi semichiusi, il solito orsetto tenuto per una zampa e l'espressione seccata di chi è appena stato svegliato.
Alle sette e venti avevamo terminato tutte la colazione e io non ho trovato nessun modo migliore per perdere altro tempo che coinvolgere le bambine nel portare la colazione a letto al padre.
Sapevo che non avrei fatto cosa gradita, ma non avevo davvero nient'altro da inventarmi. Siamo salite come i tre re Magi, portando la tazza con il caffellatte scuro come piace allo Strano, un piattino con i suoi biscottini preferiti e l'iPad dal quale usciva la voce sensuale di Michael Bublè che cantava melodiosamente una canzone natalizia.
Lo Strano non ha potuto mostrare alle figlie entusiaste il suo disappunto, che solo io ho colto, e così ha fatto colazione, fingendo di essere felice di quella bella sorpresa ma con due cartoccetti fatti con la carta igienica infilati nelle orecchie a mo' di tappo perché no, pure Michael Bublè no!
Alle otto e quaranta minuti di domenica 8 Dicembre, l'albero di Natale era completo, con le lucine accese e tutto il resto.


9 Dicembre: L'albero di Natale
L'albero di Natale di casa Strana, possiede in sé tutta l'essenza della bizzarria della nostra famiglia. Io e lo Strano abbiamo lasciato che le due bambine bislacche si occupassero di tutto. Abbiamo consegnato nelle loro pericolose mani tutta l'attrezzatura e ci siamo messi a guardare.
Il risultato è un albero di Natale totalmente privo di grazia. L'accostamento cromatico è terribile, è assente qualunque proporzione, l'equilibrio è alquanto precario e a stento si riescono ad intravedere i rami in plastica del vecchio catorcio.
Un disastro che però le nostre figlie amano a tal punto che sarà un'impresa convincerle a smontarlo.
Eccolo in tutto il suo splendore:
L'albero degli Strani
Qui sotto invece potete ammirare lo Strano colto da una crisi follettisitca compulsiva generata dai quintali di polvere sprigionatisi durante il montaggio dell'albero che probabilmente ci farà pizzicare il naso fino al nuovo anno:
Sullo sfondo, l'albero strano e la gioia delle stranette
10 Dicembre. Ancora Novena
 La storia della novena io la consideravo conclusa il 7 Dicembre, ma mi sbagliavo di brutto. Dopo una pausa di un solo giorno, dal 10 in poi mi sono ritrovata di fronte il famigerato prete baritono che cantava, spiegava, raccontava e se ne inventava di tutti i colori per coinvolgere il suo giovane pubblico. Sì, perché di una cosa devo rendere atto al religioso: per la Novena di Natale si è impegnato: ha fatto mascherare ogni giorno una persona e ha parlato ogni volta di un personaggio diverso. Tramite i suoi attori improvvisati e credo non proprio volontari a giudicare dalle espressioni di qualcuno di loro, ha raccontato ai bambini vari episodi della bibbia. Il mio preferito in assoluto è stato Zaccaria, un vecchio barbuto, che alcuni bambini avevano scambiato per Babbo Natale, che non so bene dove avessero preso e che per fortuna doveva stare in silenzio, come la storia di Zaccaria richiede, perché se avesse potuto parlare, non  so cosa gli sarebbe uscito da quella bocca.
Nota. Se qualcuno di voi si sta chiedendo chi accidenti sia 'sto Zaccaria, sappia che è in ottima compagnia, anche io ho dovuto documentarmi perché proprio non sapevo della sua esistenza...
Comunque alla fine, mi sono dovuta rassegnare e partecipare alla Novena insieme alle mie due figlie. La Charmant, voleva sì partecipare, ma solo in mia presenza. La Polpetta invece, adorava la Novena e avrebbe partecipato anche da sola, ma mi tollerava e ogni tanto ne approfittava per farsi fare una coccola.
Io vivevo la cosa con umore altalenante: Alcuni giorni, sopportavo con stoica rassegnazione, altri giorni mi giravano talmente tanto che sono arrivata persino a maltrattare la suorina (ho fatto valere la mia statura e l'ho spaventata) altri giorni ancora, mi vendicavo partecipando attivamente. Sembravo una pazza invasata, battevo le mani quando nessun altro lo faceva e cantavo a squarciagola:“Dormi dooooormii, fai la ninna nanna Gesùùùù“ con un vocione che mi veniva identico spiccicato a quello del prete il quale in più di un'occasione, si è guardato intorno per capire da quale strano petto di uomo uscisse quel suono tanto basso. Il mio intento era quello di far credere al prete che fosse una voce divina, ma l'unico obbiettivo che centravo era quello di creare il vuoto intorno a me, con tutte le mamme e le maestre che mi guardavano scandalizzate.



11 Dicembre: Magnificat
Il brano preferito dal prete pazzo che si è occupato di preparare le nostre anime al Natale, era il Magnificat. Un brano rigorosamente in latino del quale non si capiva un accidente se non il ritornello che in tono allegro recitava:
„Magnificat
Magnificat,
Magnificat Anima Mea
Dominum.“
Io lasciavo che il prete se la cavasse da solo nell'inciso, del quale ignoravo ogni sillaba, e mi univo al coro delle voci bianche per il ritornello del quale alla terza o quarta ripetizione, avevo compreso le quattro parole, grazie alle mie vaghe reminiscenze di latino studiato, male, al liceo.
Notavo tuttavia con stupore, che la Charmant intonava il ritornello con un certo entusiasmo e così un giorno mi sono avvicinata a lei per sentirla cantare quel brano a dir poco pretensioso.
Ecco le parole che uscivano dalla bocca di mia figlia che tutta orgogliosa intonava:
“Magnificat,
Magnificat,
Magnificat Anima Mea
DUBIDU'“
Non ho nemmeno tentato di spiegarle che la parola giusta fosse Dominum, perché quel malinteso era diventata la mia parte preferita di tutta la Novena.


12 Dicembre: L'acquisto Telethon
Pare sia tradizione consolidata nella scuola delle due stranette, che nei giorni precedenti alle vacanze natalizie, si organizzi nei corridoi della scuola un mercatino il cui ricavato viene interamente devoluto a Telethon.
Così, quei corridoi solitamente silenziosi e ordinati, si trasformano in un piccolo Suk dove la merce viene donata direttamente dagli alunni della scuola. Ognuno porta qualche vecchio giocattolo con cui non gioca più e mamme volenterose si improvvisano commercianti, arricchendo il loro mercato con dolci fatti in casa e succhi di frutta che offrono ai loro piccoli clienti.
Io, che naturalmente non sapevo nulla di questa iniziativa, mi sono ritrovata ad inciampare tra libri e giocattoli usati mentre accompagnavo affannata le mie figlie nelle rispettive classi, e ho deciso di mettere alla prova la charmant: le ho messo 5 euro nella tasca dicendole:“ All'ora della ricreazione, guarda bene tutta merce e poi scegli quello che ti piace di più. Bada bene, che questa è la prima volta nella tua vita che ti compri qualcosa tutta da sola! La scelta sarà solo tua“
Quando sono andata a riprendere le piccole pesti all'ora di pranzo, non vedevo l'ora di scoprire cosa avesse scelto la mia raffinata figliola. In cuor mio speravo fosse un libro, anche se in realtà non mi facevo grosse illusioni. C'erano troppi giocattoli bellissimi, colorati e molto ingombranti che potevano attirare di più la sua attenzione.
La bambina è entrata in macchina tutta fiera del suo acquisto:“Mamma, ho comprato una cosa bellissima, la più bella che c'era...me la sono aggiudicata proprio io!“
„Di che si tratta?! Sono curiosa?!“ Ho chiesto.
La Charmant ha assunto un'aria da furbetta ed ha esclamato annuendo:“è una cornice d'oro!“
„Come una cornice?...“ Ho esclamato incuriosita
„Sì, una cornice tutta d'oro con dentro una foto. La foto è un po' sfocata, ma è bellissima.“
Ho messo la freccia ed ho accostato la macchina. Non potevo aspettare un minuto di più. Tutto quel ben di Dio di giocattoli e mia figlia va a scegliere una cornice?!
Comincio a frugare nella cartella della bambina. Ho dovuto frugare a lungo perché questa cornice non saltava fuori. Alla fine, in fondo allo zaino, ti vedo questo:
Cosa c'è? serve che commenti?
13 Dicembre: Il regalo del cinese
Sono riuscita a spendere 37 euro dal cinese in una volta sola. Non so bene come sia successo, ma una lucetta per la festa della charmant di qua, un bigliettino rosa di là, alla fine mi sono ritrovata a spendere una fortuna.
Il ragazzo alla cassa dall'età indefinita che non sa dire una parola di italiano, mi ha guardato incredulo ed era tanta la sua felicità che mi ha voluto omaggiare di questo dono:


Per chi non lo avesse capito è un foglio pieno zeppo di stickers a tema cattolico.
Il mio primo pensiero è stato:“Oh mio Dio!“
Il secondo pensiero è stato: „ chi può pensare che questo sia un bel regalo?“
Il terzo pensiero è stato:“ Lo regalerò alla cool girl…starà benissimo con il suo profumatore da auto che raffigura un Cristo che tiene in braccio un’automobile anni 70“
Il quarto pensiero è stato:“ si deve essere sparsa la voce che partecipo attivamente alla Novena.“
14 Dicembre: Anche le Barbie vanno al gabinetto
Si avvicinava il compleanno della charmant. Abbiamo cominciato a pensare all’organizzazione circa un mese prima io e la povera donna che ho coinvolto prima che scoprisse quanto sono strana. La donna in questione è la mamma di una compagna della charmant che ha avuto la sventura di nascere pochi giorni prima di mia figlia e soprattutto di diventare sua amichetta.
Con un entusiasmo trascinante ho convinto la mamma ad organizzare la festa insieme. Ho iniziato a farle girare la testa con regalini, biglietti di invito, decorazioni, feste a tema, palloncini.
Questa brava ragazza si è ritrovata invischiata in una maniacale organizzazione che prevedeva l’affitto di una sala dove non ci fosse nemmeno l’ombra di un gonfiabile, il totale rifiuto di rivolgersi ad animatori professionisti, la pretesa di fare tutto da noi (compreso il buffet) e la scelta di un tema non scontato che alla fine è ricaduta su „Barbie Glamour“.
Lei tentava di non contraddirmi, credo più per timore che per convinzione e così ha dovuto assecondare le mie stranezze, come quando mi ero messa in testa di trovare un gruppo rock disposto ad esibirsi ad una festa pomeridiana di bambine di sei anni.
Vorrei rasserenare tutti sul fatto che Il mio tentativo comunque è fallito.
Ad ogni modo, ho preso e ho trascianto la mia sfortunata compagna di sventura a visitare la sala che sarebbe stata teatro di quella che io avevo deciso doveva diventare la festa dell’anno!
„Ne parleranno per anni della nostra festa, vedrai!“ Annunciavo con occhi da matta alla mia nuova amica. Lei mi guardava spaventata ed annuiva e credo che il suo pensiero ricorrente fosse fuggire con una scusa qualunque dalle mie farneticazioni. Alla fine non è fuggita e con uno stoicismo fuori dal comune data anche al sua giovane età, si è messa a tagliuzzare cartoncini e a ricercare veli di tulle rosa per tutta Roma.
Quando siamo andate a visitare la sala prescelta, abbiamo entrambe avuto la percezione che la festa sarebbe stata sì un successo, ma che la padrona della sala avrebbe potuto rovinare tutto anche solo aprendo la bocca per salutarci quel giorno.
La signora era una vera buisness woman, con le sue regole ferree, il suo controllo da mastino e la sua agenda strapiena di foglietti e di prenotazioni. Peccato che a tutto questo non corrispondesse una preparazione da donna d’affari di wall street. Io e la mia compagna lo abbiamo capito quando ha tentato di pronunciare la parola fidejussione e invece le è uscito una specie di scioglilingua; un suono che io non sono nemmeno capace di riprodurre, figuriamoci di scrivere.
Nonostante le nostre preoccupazioni, la donna si è tenuta alla larga dalla festa e alla fine siamo riuscite a creare un’atmosfera da sogno come le nostre due principesche figliole desideravano
La foto non rende molto l'idea. Quelle due fonti di luce sono i candelabri di cristallo che mi avevano regalato al matrimonio. Ho passato il pomeriggio a temere che qualche bambino scalmanato me li facesse cadere.
Devo ammettere che molto, anzi moltissimo lo devo all'intervento di mia sorella. Quando si tratta di essere glamour, a lei non la batte nessuno. Così l'ho chiamata e l'ho convocata. Lei si è presentata in un'elegantissima tuta e con il cambio glamour nella macchina, in un attimo si è disfatta di tutti gli oggetti kitsch che la donna stramba aveva disseminato nella sala per decorarla (a suo modo) e ha dato a noi due mamme adoranti le disposizioni necessarie.
Conetti di popcorn, pizzette e bicchierini di cioccolata
Io e l'altra mamma, ci siamo prostrate di fronte alla gran maestra e abbiamo eseguito i suoi ordini senza discutere. 

Alla fine ho scoperto che la mamma dell'altra bimba è molto simile a me, l'ho capito quando l'ho trovata a nascondersi in cucina per sfuggire alle mamme perfette degli altri bambini invitati, vicina ad una crisi isterica perché non ne poteva più di intrattenere conversazioni ed essere socievole. Le ho confessato che io ero lì per la stessa ragione ed entrambe abbiamo ringraziato il cielo che i due papà delle festeggiate fossero molto più votati di noi all'empatia. Per questo mi ha sopportato e alla fine anche ringraziato (io temevo che fosse ironica nel ringraziarmi...invece era seria! Mi stava ringraziando sul serio!)
Tuttavia, come in tutte le favole che si rispettino, c'è stato l'inciampo, la scarpetta perduta per le scale, la strega che si presenta nel bel mezzo della festa.
Nonostante l'atmosfera glamour ed incredibilmente "stilosa" che siamo riuscite a riprodurre compromettendo seriamente la nostra salute psichica, la vecchia padrona di casa, quella Megera senza scrupoli, è riuscita a fregarci ed ha appiccicato sulle pareti del gabinetto il seguente cartello, del quale noi ovviamente, ci siamo accorte solo a festa finita:
Se qualcuno di voi avesse il dubbio di avere un'allucinazione, vi confermo che sì, c'è proprio scritto:" SI PREGA DI GETTARE LA CARTA ASSORBENTE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE NEL CESTINO ALTRIMENTI MISETTAPPA U CESSU"
Quando lo ha visto mia sorella, ha avuto una crisi isterica e ha cominciato a fare a pezzi il festone carnevalesco che la donna aveva lasciato appeso al muro.
Nonostante la vecchia strega, la festa è stata un successone, le mie pizzette sono andate a ruba, mia madre mi ha fatto giurare che dalla prossima festa in poi mi rivolgerò ad un forno e smetterò di cucinare di notte e le mie figlie sono tornate a casa in questo stato:
Non si nota la gioia che sprizza da tutti i pori?
Ho capito, come al solito mi sono dilungata. Niente da fare, nemmeno il 2014 mi ha portato il dono della sintesi.
Allora direi che il primo pezzo del calendario dell'avvento si conclude qui.
A prestissimo la seconda parte...
Comunque buon anno e buone feste passate a tutti voi.
Ma che schifo questo "buone feste passate"...ma che vuol dire?! Scusate, mi dovete scusare, sono maleducata e del tutto priva di tempismo.

domenica 1 dicembre 2013

La Novena e la Strana

Per citare Ennio Flaiano:"a volte ho delle idee con le quali non sono affatto d'accordo".
Esattamente quello che è successo a me quando ho deciso di iscrivere le mie figlie ad una scuola di suore. I pro e i contro erano tanti e non sto qui a srotolarveli tutti, ci vorrebbe troppo e poi ne ho parlato talmente a lungo con marito che non ne posso più. Ormai è fatta. Le stranette frequentano una scuola di suore.

Prima di oggi, avevamo già avuto alcuni brevi momenti di sconcerto, come quando la Polpetta giocando con mia madre le fece mettere le mani giunte e la invitò recitare l'Ave Maria o anche come quella volta in cui la Charmant, di ritorno dalla prima messa della sua vita, ha passato un intero pomeriggio cantando "Osanna nell'alto dei cieli".
Tuttavia avevamo superato questi episodi, un po' facendo i vaghi e un po' cercando di spiegare alle indottrinate il significato di quello che facevano.
Ma poi arrivano quelle giornate in cui sei quasi certo di aver fatto la scelta sbagliata, come quella volta in cui la scuola organizzò la visita dal Papa durante l'udienza del mercoledì e tutta la famiglia Strana si è ritrovata con le chiappe sul sedile di un autobus incastrato nel traffico di Roma, con dei costosissimi cappellini gialli infilati sulla testa,  e tra le bestemmie degli autisti e la rabbia dei genitori accompagnatori, tutto abbiamo visto fuorché il Papa, tutto abbiamo provato fuorché amore cristiano.
Ma si sa, sbagliando si impara. Così io e mio marito abbiamo deciso di prendere con filosofia queste piccole grandi scocciature, e di uscire fuori dal coro, nel nostro caso un coro Gospel, glissando elegantemente certi impegni.
Per esempio di ritorno dalla visita al Papa io ho domandato allegra alle mie figlie esauste:" Allora bambine, lo avete visto bene il Papa?"
"Beh, mamma, veramente no..." è stata la risposta delle mie eredi.
"Peccato" ho commentato io" perché il Papa non lo vedrete più, per lo meno non con me e non finché io avrò la patria potestà su di voi..." Poi ho investito con la macchina il cappellino giallo riversando su di esso tutta la mia rabbia.
Quindi, quando ci troveremo di fronte a qualche tentativo di imposizione religiosa, io e mio marito faremo quello che ci sembra più logico fare: ci daremo alla fuga in modo discreto ma fermo...alla chetichella insomma...senza dare nell'occhio.
In questo modo, ne siamo certi, le nostre figlie potranno godere degli aspetti positivi di questa scuola, e lo dico davvero, senza ironia, sono tanti e scamperanno gli aspetti un po' scuffioni e beceri.
Il metodo della fuga alla chetichella tuttavia non è sempre facile da attuare.

Il giorno 27 Novembre ad esempio, ha avuto inizio la Novena della Madonna Immacolata.
"Ma Madonna Immacolata!" Ho esclamato io quando lo ho saputo " e mo' che è sta Novena?!"
Sono andata su Wikipedia e ho scoperto che la Novena è un'attività di devozione cristiana che si ripete per i nove giorni consecutivi che precedono un evento religioso importante. Nel caso nostro si tratta di una preparazione alla festa dell'otto Dicembre.
Il mio stato d'animo di fronte a questo evento, una volta scoperto, è stato il seguente: perplessità e risatina trattenuta a stento.
Insomma ecco come la penso io, magari sbaglio ma credo che la spiritualità e tutto ciò che le ruota intorno, come la religione, siano cose da adulti. Sono concetti e sentimenti che nascono con la maturità, ai bambini non appartengono. I bambini sono di certo spirito oltre che corpo e mente, ma non sanno di esserlo fino a che, con l'adolescenza, non cominciano a porsi alcune domande esistenziali che li costringono ad interrogarsi sull'anima, sulla vita, sulla morte, e su tanti altri misteri che io stessa ancora sono ben lontana dal dirimere.
Dunque, inculcare nelle loro giovani menti delle preghiere appiccicate a memoria o far fare loro la Novena...non serve ad una beneamata mazza.

"Attenta Guendalina, pesa molto bene le parole che usi. Ti pare rispettoso infilare nella stessa frase le parole Novena e mazza?...beneamata per giunta"

Eccola, ve la presento, quella che ha appena parlato è Santina, l'angioletta che alberga dentro di me e che tenta di condurmi sempre sulla retta via. Vorrebbe che io fossi una Pia donna e bisogna proprio dire che poveretta, vive un'esistenza piuttosto frustrante perché di rado le do ascolto. A volte sì, come quando mi ha convinto ad iscrivere le mie figlie ad una scuola cattolica. Ma di solito no.

" Che palle, non le dare retta Guendalina...lo sai com'è fatta..tutta cuore e buoni sentimenti...ma dai un calcio nel culo a quella monaca strabica che si è inventata 'sta genialata della Novena e compra a tua figlia un bel pacchetto di patatine...belle unte...però dal signore!(cit. Jannacci postumo, dal brano Desolato) ah ah ah ah...Novena, mazza, Novena, mazza, Novena, mazza!"

Dio mio, scusatela. Questa è Brunilde la malefica (per forza è cattiva, con questo nome che si ritrova...) è piuttosto seccata pure lei, perché è costretta a convivere con quella buona. Non è malvagia come sembra...è più che altro un atteggiamento. Ma a volte esagera e allora io non la ascolto, infatti giuro solennemente che non infilerò mai più nella stessa frase le parole Novena e mazza....cazzo lo ho appena fatto di nuovo! Oh, no, adesso ho scritto pure cazzo...ok, qui ci vuole un punto e a capo.
La suora strabica è tale e quale a Igor, il mitico personaggio di Frankenstein Junior, solo che lei è un po' più anziana
Sono profondamente pentita. Santina è svenuta e Brunilde sta in piedi accanto a lei con le braccia incrociate e le sta dando dei piccoli calcetti con l'esterno del piede. Santina ancora non si rianima. Ma si riprenderà, è successo già tante altre volte...
Ma torniamo alla nostra Novena della Madonna Immacolata.
Il primo giorno, siamo state tutte colte dalla Novena come da un fulmine a ciel sereno. Eravamo io, la Polpetta e la Charmant. Come tutte le mattine, alle 8 in punto avevamo varcato il cancello della scuola e ci stavamo arrampicando sui consueti faticosissimi gradini sui quali quotidianamente trasciniamo le nostre borse, i nostri pensieri, i nostri impegni, la nostra stanchezza nonché le nostre chiappe pallide.
Nel mezzo del cammin, ci siamo imbattute nella mamma di un'amichetta della Charmant che con espressione alquanto preoccupata ci ha comunicato che saremmo dovute andare nella sala dell'accoglienza perché c'era la Novena dell'immacolata.
Abbiamo fatto tutte dietrofront e la abbiamo seguita, più che altro perché nessuno di noi sapeva cosa fosse questa Novena.
La sala dell'accoglienza è un grosso stanzone che all'occorrenza funge da refettorio e anche da teatro per le recite e i cori ma che la mattina dalle 7.30 alle 8.00 diventa il posto dove i bambini possono (o devono...ancora non lo ho ben capito e quindi applico il metodo della chetichella) essere lasciati dai genitori in attesa che le maestre li raccolgano per portarli in classe. Io a dire la verità sono riuscita a lasciare la Charmat in quello strano limbo, solo la prima settimana di scuola, dopo la bambina si è rifiutata adducendo le seguenti motivazioni: 1.c'è troppa gente e quindi troppa confusione, io mi stanco ancora prima di entrare in classe. 2. La suorina in miniatura che è deputata al controllo e alla accoglienza dei bambini è antipatica, c'ha sempre la faccia arrabbiata e mi urta i nervi con i suoi passetti minuscoli (Brunilde non proferire parola, non occorre guarda. Pensa piuttosto a Santina che ancora sta stramazzata per terra!). 3. Mi piace passare quei minuti con te e la Polpetta sulla panchina nell'atrio aspettando la maestra perché possiamo parlare di tante cose. 4. nella sala dell'accoglienza a volte fa caldo altre volte fa freddo, io sudo e poi mi raffreddo.
L'arringa della Charmant, come al solito impeccabile, mi aveva convinto già al punto 1, ma quando è arrivata al punto 4, non ho avuto più alcun dubbio e la furbetta lo sapeva bene. Quindi noi non avevamo mai usufruito del servizio dell'accoglienza e ci eravamo sempre sedute sulla nostra panchina ad aspettare il passaggio della classe della Charmant.
Quel giorno però, travolte dalla Novena, ci siamo ritrovate nella seguente configurazione:
La Charmant seduta sulla sedia più vicina alla porta, dietro di lei la suorina in miniatura e accanto la sua amichetta che giocava con una Winx.
La Polpetta sulla poltroncina fuori dalla sala dell'accoglienza, tutta imbacuccata con cappello sciarpa, guanti e cappotto, praticamente impossibilitata a muoversi.
Io a fare avanti e 'ndrè dalla porta alla poltroncina e ritorno preoccupata e angosciata mentre la aiutante della suorina cercava di calmarmi.
In tutta quella confusione, non ho prestato la minima attenzione a quello che accadeva nella sala. Con la coda dell'occhio ho visto un prete con un lungo tunicone nero e la suora strabica allegra e sorridente uno alla destra e una alla sinistra di un altarino dove era stata posizionata una Madonna e un paio di candele accese.

 Le parole del prete mi sono del tutto sfuggite, avevo altri pensieri come quello ben più importante di verificare che mia figlia non stesse sudando.
Ad un certo punto ha fatto il suo ingresso nella sala, la maestra della Charmant, tutta trafelata e alquanto perplessa ha esclamato rivolta verso di me:" Ah, ma è iniziata la Novena...io nemmeno lo sapevo, le chiedo scusa signora, io non ne sapevo niente..."
Io non ho risposto e mi sono domandata: "Perché la maestra chiede a me se è iniziata la Novena e lo fa con l'atteggiamento di una che pensa che io sappia cosa sia la Novena e poi perché mi sta chiedendo scusa?!..."
Questi inquietanti interrogativi, non hanno fatto in tempo a formularsi completamente nella mia testa, che già mia  figlia si trovava in fila appresso alla maestra e con occhi di ghiaccio mi fissava e con il solo movimento del labiale mi stava dicendo: " mai più, chiaro?!" credo abbia fatto anche il gesto dello sgozzamento, ma non ne sono certa perché io ero frastornata, quasi ipnotizzata da quella situazione troppo complicata per i miei neuroni già compromessi.
Così ho cercato pace e dopo aver lasciato la polpetta nella sua classe ho tirato le somme:
"Dunque vediamo un po', ho capito che la Novena consiste in mille bambini di varie età, stipati in una sala, tutti a far finta di ascoltare un prete vecchio con un tunicone nero che li indottrina su argomenti che loro probabilmente non capiscono, aiutato da una suora strabica che sorride felice, convinta di aver portato altre mille anime nella casa del creatore. Il tutto dura circa mezz'ora al giorno per 9 giorni, vale a dire 4,5 ore. All'incirca lo stesso tempo che impiegherei a leggere a mia figlia un bel libro intero e a commentarlo insieme a lei"
Brunilde alla mia destra (sì, perché io sono strana e la cattiva la tengo sulla spalla destra mentre la buona sta su quella sinistra) urlava come una pazza:

" Non la mandare, non la mandare!! Nascondetevi nel cesso, dietro una fratta o dove vi pare, ma risparmia a 'sta figlia questa inutile rottura di scatole!"

Santina alla mia sinistra sussurrava:

" Non la mandare...aio, che male, devo aver sbattuto la testa cadendo durante lo svenimento...comunque non la mandare, siediti con lei sulla vostra panchina e leggendole un libro attendete che arrivi la sua classe, ma non la mandare"

Beh, quando il bene e il male addirittura sono concordi, una che può fare? ho deciso che il giorno seguente saremmo rimaste sulla nostra panchina ad aspettare.
Detto fatto.
L'indomani, abbiamo varcato il cancello della scuola alle 8 in punto e siamo andate a prendere posto sulla nostra panchina. Fin lì tutto bene se non che durante la mezz'ora di attesa sono passate circa sette persone di cui, tre maestre, due papà, una vecchia che non so chi fosse e la suorina in miniatura. tutti ad esortarci ad andare nella sala accoglienza (ahò, ammazza se è antipatica la suorina in miniatura...ti viene voglia di farle un'entrata in scivolata mentre si aggira brontolando per i corridoi con i suoi odiosissimi passetti piccoli e di farla andare lunga per terra con le braccia in avanti e il mento che struscia sui marmittoni).
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la maestra , quando ho accodato alla fila la mia elegante figlia , lei con una faccia contrita e rivolgendosi a me ha detto:" mi dispiace signora, la bambina me la deve portare giù nella sala accoglienza..."
La crisi si è impossessata di me, non sapevo cosa fare. Da un lato c'ero io, con le mie convinzioni, la mia stranezza, le mie varie personalità per una volta concordi e soprattutto con la mia figlia Charmant determinata a non partecipare a questa Novena. Dall'altra c'era un mondo che io non conosco ancora bene, ma che unanime cercava di farmi capire che stavo sbagliando. Che fare? Chi aveva ragione? Forse nessuno, forse tutti.
Così ho tentato di applicare il metodo della chetichella.
La mattina dopo, il terzo giorno della Novena, ho temporeggiato, ho perso tempo in tutti i modi, ho fatto la strada più lunga, non ho trovato parcheggio, ho permesso alle mie figlie di fermarsi a giocare con il gatto della scuola (quello che a noi piace tanto perché fa gli agguati alla suorina in miniatura. Giuro, si apposta dietro un muretto e quando lei passa, le salta sulle gambette corte e la graffia...lo vedi che è antipatica?!) insomma ho fatto di tutto per arrivare tardi. Alla fine, abbiamo varcato la soglia della sala accoglienza alle 8.20. Purtroppo non è stato sufficiente. La Novena era ancora in corso di svolgimento. Ho tentato di convincere la Charmant ad entrare, ma con scarsi risultati. Alla fine, l'ho dovuta quasi trascinare mentre Brunilde, seduta sulla mia spalla, limandosi un'unghia commentava:" e poi la cattiva sarei io...". Insomma venendo meno a tutti i miei principi, sono entrata insieme a mia figlia in questa sala.
Mi sono posizionata accanto alla maestra, con mia figlia attaccata alle gambe che mi stringeva le mani. Immediatamente altre due bambine sono andate ad attaccarsi alle gambe della maestra, la quale aveva già un'espressione piuttosto preoccupata sul volto.
Mi sono finalmente concentrata sul contenuto della Novena. Volevo capire cosa sconvolgesse tanto mia figlia.
C'era questo prete, piuttosto anzianotto, alla sinistra dell'altarino che faceva cantare il Salve Regina ai bambini. Alla destra, la suora strabica faceva il controcanto e batteva le mani fuori tempo. Il maestro di musica, tentava di accompagnare il tutto con la pianola e l'espressione sul suo volto diceva chiaramente:" dieci anni di conservatorio, vent'anni di esperienza e mi tocca accompagnare 'sto matto..."

Io non ci ho capito niente del testo, perché ero ancora un po' stralunata, ma sono riuscita a capire che alla fine dell'esibizione, il prete ha redarguito i bambini con un sorriso divertito sulle labbra, dicendo:" eh, ma è mai possibile che il Salve Regina io lo abbia cantato da solo?...la prossima settimana, mi raccomando, tutto a memoria!"
Mi sono voltata verso la maestra chiedendole:" Ma che è 'sto Salve Regina, a me manca!"
La maestra, sconvolta da quello che aveva appena sentito mi ha risposto:" è una preghiera, del tutto inadatta a dei bambini di sei anni in quanto il contenuto è ostico anche per chi studia teologia da trent'anni"
Mi si è aperto il cuore, ho sgranato gli occhi. Se non è una dichiarazione di dissenso questa! Un sorriso incontrollato di gratitudine e complicità rivolto alla maestra, si è spalancato sulla mia bocca. Mi sono ritrovata a ringraziare Dio per averci mandato questa maestra.
Tanto per essere chiari, tra le parole del Salve Regina, spicca questa frase:

"...A te sospiriamo, gementi e piangenti
in questa valle di lacrime..."

Non occorre alcuna chiosa.
Finito con il salve regina, il prete ha dato un nuovo attacco al maestro ed è partita una musica dal tono grave, tipo organo e il prete nero ha cominciato ad intonare un canto in latino, incitando i bambini a ripetere pulcher mater e non so cosa altro. Ho guardato la maestra che non si è nemmeno voltata verso di me, ma la sua espressione la diceva lunga.
"Beh, si salvi chi può. Io e mia figlia possiamo" Ho esclamato prendendo la Charmant per mano e conducendola fuori da lì. Già sulla porta, ho sentito il prete esaltare i bambini domandando con il tono di un motivatore scadente di una società di venditori porta a porta:" Dove andiamo noi la domenica?!" e i bambini tutti in coro:" A MESSA!"
Mi bastava. Mentre mi allontanavo dalla sala, seguita dal gatto dispettoso, il prete continuava a rivolgere la domanda e i bambini a rispondere a voce sempre più alta.
La suorina mi ha visto ma non ha proferito parola, forse ha avuto paura che le aizzassi contro il gatto (lui sì, creatura innocente di Dio) oppure ha temuto che potessi dirle dove potevano andare lei e gli altri la domenica...Brunilde mi stava suggerendo una serie di risposte adatte che io ho finto di non sentire.
Per noi la Novena è finita là. Da domani ho deciso che in quella mezz'ora leggerò a mia figlia un libro, sulla nostra panchina, e la aspetto proprio la prima persona che verrà a dirmi di portare la bambina nella sala di accoglienza...la aspetto a braccia aperte e spero che sia pronta a porgere l'altra guancia.

sabato 30 novembre 2013

Panzerotti and Friends

Allora, che sia chiaro da subito: questo è un messaggio promozionale!
l'amico mio Antonio, non pago delle mille avventure perigliose e delle tante emozioni vissute durante la sua missione in Africa, ha deciso di aprire un panzerottificio su Via Appia a Roma!
Eccotelotiè, Antonio!

Questo sì che è coraggio...no attraversare il Congo su un furgone scassato durante la stagione delle piogge...aprire un locale di questi tempi sulla via Appia di Roma, questa è temerarietà!
Ecco cosa vede un ignaro passante che transita davanti al negozio...e se vi fermerete ad ammirare le tante bontà esposte, Antonio vi farà cenno di entrare ad assaggiare qualche  manicaretto...lo fa davvero, giuro. Oggi lo ha fatto davanti ai miei occhi e la gente è entrata pure...nessuno se ne è pentito!
Allora dico, lo vogliamo spingere sto ragazzo?! Spingiamolo! Io, che lo conosco bene, lo spingo con un calcio nel sedere, ma chi di voi abita in zona (o anche no, tanto con la metro A ci cadete praticamente dentro), lo vada a trovare...nel suo locale potrete trovare: Panzerotti appena cotti, focaccia pugliese di molti gusti, sfizi e anche dolcetti tutti preparati con amore e sapienza dal mitico Zi' Michele!
Le immagini parlano da sole...
Io ho assaggiato praticamente tutto e ci ho portato anche marito e figlie...tutti soddisfatti! Il panzerotto appena fatto, ti riconsola dei dolori della vita...
Anche i paninetti alle olive, sono una specialità di Zio Michele
Ma ora viene il bello!! Un messaggio promozionale come si deve, contiene anche un'offerta speciale...
Avvicinatevi Gente che qui si fa sul serio:
A quelli di voi che si recheranno nel negozio di Antonio esclamando la seguente frase:
" Mi manda la Strana, altro che africana, la delizia è altamurana"
o anche più semplicemente:
" Evviva Zi' Michele!"
Verrà offerto un panzerotto caldo caldo!
Affrettatevi, l'offerta è valida per tutta la giornata di oggi e anche la prossima settimana (no domani perché sono chiusi!).
L'indirizzo del locale è:
Panzerotti & Friends
Via Appia Nuova 559d
Zona Colli Albani - ROMA.
Aspetto commenti di chi ha provato cotanta bontà...
Anto' t'aggio trattato eh?!