martedì 9 luglio 2013

COSA?! COME?! IO?!



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COSA?! COME?! IO?!...Non posso davvero crederci, ma come ho fatto?! Sono lusingata, onorata, stupita e incredibilmente felice. Guarda, la soddisfazione supera di gran lunga quella provata quando vinsi un kg di cozze ad una corsa campestre, o di quando alle superiori, scrivendo un tema vinsi un pellegrinaggio in Terra Santa! Ti ringrazio di cuore. Guendalina.

Questo è il commento entusiasta che ho scritto alla gentilissima Silvia P. di Ma Petite Maison (no, dico, avete visto?! Ho imparato persino a mettere un link...io ve lo dico: mi monto la testa!) 
In poche parole, come si dice? Ce l'ho fatta, ho avuto una menzione d'onore? Insomma sono "I was Featured" !
Non mi chiedete ulteriori spiegazioni, perché altrimenti mi fate fare brutta figura.
Io direi che sto bene così, non aggiungo altro, non faccio altro e trascorro le prossime due ore a cercare di sostituire il banner qui a fianco con quello qua sopra.
Già mi gira la testa...



domenica 7 luglio 2013

Keep calm AND ci sto provando

Follow my blog with Bloglovin

Ho seguito le istruzioni di c'è crisi c'è crisi
Non ho capito una benemerita mazza di quello che ho fatto.
Però credo che ora mi possiate seguire anche su Bloglovin'. Ammesso che sappiate cosa sia. Io non lo so che cos'è, ma ho scaricato l'applicazione sull'iPad e ora cercherò di capirci qualcosa.
A modo mio questo era anche un ringraziamento alla chiarissima Alex del blog c'è crisi c'è crisi. Se ci sono riuscita io, vuol dire che tu sei stata magistrale nella spiegazione. Grazie di cuore.

Tecno Logica Mente in Attenta Attesa


Giornate piene, giornate dense di avvenimenti.
Qualcuno saprebbe spiegarmi che cos'è la noia?...
Sono giorni che giro come una pazza, mi lamento, telefono, uso l'iPad, trascuro il blog, scrivo email a tutto spiano, mi informo, chiedo.
Alla fine, ho ordinato il nuovo computer. Il criterio scientifico di scelta mio e di mio marito è stato il seguente: c'è questo computer che ha un prezzo che varia da 850€ a 1050€ sui vari siti di vendita online accreditati o meno, sul sito di una grande catena di elettronica molto diffusa si trova ad un prezzo molto inferiore.
Deve essere un affare...lo prendiamo.
Mi sono prima accertata che il mega computer avesse tutte le caratteristiche elencate dal mio collega serioso al quale mi ero rivolta per chiedere consiglio, e una volta appurato, la decisione era presa.
"Per te è fin troppo!" ha commentato il serioso quando gli ho detto della nostra risoluzione. Mi sono offesa un po' e ho pensato:" ma mo' pure il serioso si mette a fare le  battute sulla mia incapacità?!"
Mio marito si è messo seduto con calma e ha compilato tutti i campi necessari. Ha pagato con la carta di credito dicendo:"io glie l'avevo detto a quella sconsiderata che a Natale non si doveva far regalare l'iPad ma un nuovo computer..." E mentre io preparavo una pasta alla carbonara che non avrei mangiato e commentavo:" Non si regge 'st'omo, non ne posso più di sentirlo brontolare..." Lui inviava la richiesta. Acquisto eseguito, consegna prevista in 24/48 ore.
Mezz'ora dopo, dalla banca ci hanno chiamato tutti allarmati che qualcuno ci avesse clonato la carta di credito." Eh, ci scusi sa signor Strano, ma non accade mai che lei faccia una spesa così importante online
usando la carta di credito..."
"Avete ragione, la verità è che non accade mai che io faccia una spesa così importante punto" ha risposto mio marito e si è messo a raccontargli tutta la storia partendo da Babbo Natale fino ad arrivare alla mia disperazione di questi giorni. L'impiegato della banca ha ascoltato attentamente, poi ha detto a mio marito qualcosa sulle mogli che sono tutte uguali, si è sfogato un po' anche lui per gli orari assurdi che gli fanno fare in banca, per le tasse, per la vita da pendolare che non sopporta più, e alla fine hanno attaccato il telefono contenti di quella neonata bella amicizia.
Dunque facendo due conti, considerato che tutto ciò avveniva alle 20 di mercoledì, le 24 ore scattavano alle 20 di giovedì e mi sembrava piuttosto improbabile che il corriere venisse a casa mia a quell'ora, quindi la data X doveva essere venerdì. Bene, proprio il giorno in cui io avevo un'infinità di cose da fare e non sarei stata a casa praticamente mai. Per giunta, giovedì sera non avrei dormito nemmeno a casa mia, quindi la mia assenza sarebbe stata totale.
Non mi restava che rivolgermi al mio gentilissimo vicino di casa, il padre dell'architetto. Gli ho citofonato, gli ho raccontato tutta la storia, partendo da Babbo Natale fino ad arrivare alla mia disperazione di questi giorni, ho evitato di insultare Babbo Natale perché il mio vicino è identico spiccicato, con la barba bianca e tutto il resto e pensavo che si sarebbe offeso. lui ascoltava, annuiva, si massaggiava pensoso la barba e ogni tanto mi dava qualche pacca sulla spalla. Alla fine del racconto, io ero in lacrime e lui mi ha assicurato che sarebbe stato tutto il giorno in finestra pronto a ricevere per me il corriere. Avrei voluto abbracciarlo, ma mi sono  trattenuta.
Così venerdì mattina mi sono svegliata in un letto non mio, ho caricato figlie e madre in macchina ( tre generazioni di donne strane) e mi sono avviata sfidando il caldo verso ben due gironi infernali. Due uffici pubblici del Comune di Roma dove dovevo sbrigare alcune faccende.
Nel primo girone, quello degli accidiosi, impiegati annoiati rispondevano svogliatamente ai poveri cittadini che tentavano di orientarsi nel dedalo della burocrazia, numeri d'ordine si avvicendavano impazziti su maxi schermi luminosi, le mie figlie giocavano a "lupo mangia gelato" mentre io piccata, rispondevo all'email di un mio antipatico cliente augurandogli in cuor mio una violenta diarrea. Rimanendo in argomento, la figlia charmant ha anche fatto la cacca nel bagno dell'ufficio pubblico.
Finito con il girone degli accidiosi, all'uscita mi trovi di fronte questa scena.
Cimitero di computer davanti ad un ufficio pubblico
Era chiaro che fosse un monito:"....ricordati Strana...ricordati di noi..." Sembravano sussurrare le anime inquiete dei computer trapassati e accatastati.
Un'angoscia si è impossessata di me...speriamo che il mio vicino di casa faccia quello che mi ha promesso...speriamo che tutto vada bene...e fai che il corriere passa proprio nel momento in cui quel povero Cristo sta al gabinetto?! La preoccupazionemi attanagliava.
Secondo girone infernale. Gli iracondi. In questo secondo ufficio gli impiegati erano isterici, i cittadini erano isterici, addirittura gli automobilisti che passavano lì davanti con la macchina erano isterici e suonavano come pazzi.
Le mie figlie hanno giocato ad acchiapparella nel giardinetto davanti all'entrata ed hanno raccolto dei fiori sui quali io ho stimato che avessero pisciato almeno settecento cani. Rimanendo in argomento, la mia figlia polpetta ha anche fatto cacca nel bagno dell'ufficio pubblico. Bene, ho constatato che gli intestini delle mie figlie sono due orologi svizzeri.
Nel secondo girone non ho concluso un accidenti. Tutta quella strada, quel caldo e gli improperi che ho dovuto sentire, per scoprire che solo prendendo un appuntamento via internet avrei potuto parlare con un impiegato iracondo che mi avrebbe maltrattato pesantemente. "eh ma tanto è inutile che ci provi a prendere un appuntamento, cara signora..." mi ha detto l'addetto adirato " il portale consente di prendere appuntamenti  fino al 5 Agosto e al momento non c'è nemmeno mezzo posto disponibile.." mancava solo che mi facesse la linguaccia e mi dicesse tiè!
Comunque, inefficienza degli uffici pubblici a parte, ci siamo ribattuti verso casa di mia madre. Abbiamo pranzato praticamente con l'imbuto e poi via a casa.
Davanti al cancello di casa mia, senza nemmeno scendere dalla macchina ho tirato fuori la testa dal finestrino e ho chiesto al mio personal Babbo Natale se ci fosse qualcosa per me. "Niente, nada" ha risposto lui ancora alla finestra.
Che delusione, mi toccherà di certo aspettare lunedì.
Ormai ero rassegnata.
Sono rientrata a casa ciondolante e mentre le mie figlie mettevano a soqquadro l'intero salone di casa, mi sono messa a sbrigare alcune faccende di lavoro utilizzando l'iPad e quel macinino di computer che mi era rimasto. Il tempo di scrivere un'altra email piccata al cliente odioso e anche mio marito ha fatto ritorno a casa.
Vedendomi seduta alla scrivania, circondata da fili polverosi, con gli occhi arrossati e i capelli dritti, ha capito che il computer nuovo non era ancora arrivato.
Quattro chiacchiere, alcune mie lamentele, un rimprovero al cane scemo che in nostra assenza aveva combinato questo disastro sul prato
Profondità misurata della buca: 27cm.
e poi l'uomo di casa distrutto da due giornate di missione in una città ostile, si è andato a stendere sul letto, lasciandomi in queste condizioni:
Vecchio computer collegato a monitor rosato. Da notare tasti mancanti sulla tastiera.
Ero lì che tentavo di far fare contatto al tasto del numero 1 sul mio vecchio computer quando ho sentito il rumore di un mezzo pesante che passava sulla stradina di casa mia.
Sono saltata sulla sedia. Eccomi ho urlato al bellissimo corriere ( in realtà era un cesso, ma in quel momento a me è sembrato un adone) mi sono precipitata fuori, chiudendo la porta alle mie spalle.
Saltellando per la felicità, ho smarrito una ciabatta come Cenerentola, ma sono andata avanti lo stesso. Arrivata davanti al cancello, ho realizzato di aver dimenticato di prendere le chiavi di casa. Per non fare brutta figura con quel "fico" del corriere ho detto:"Fa niente, me lo passi pure da sopra il cancello..."
Lui mi ha accontentato, ma cavolo non avrei mai immaginato che un computer nuovo pesasse un'ira di Dio.
Con le braccia sollevate sopra la testa, ho afferrato il peso procurandomi una contrattura che credo mi provocherà indicibili dolori per i prossimi sei mesi. Poi portando lo scatolone sopra la testa come le donne di una volta portavano le otri di acqua, mi sono avviata con un piede scalzo verso la porta di casa, urlando al corriere:" La ringrazio infinitamente, non la dimenticherò mai!"
Arrivata all'altezza della ciabatta perduta, ho fatto una manovra degna di una contorsionista per calzarla di nuovo. A quel punto ho anche approfittato per prendere più comodamente lo scatolone, ma non volevo poggiarlo per terra dunque mettendo a dura prova i muscoli Trapezi, Romboidi piccoli e grandi, Deltoidi e persino gli Infraspinati, sono riuscita a tenere lo scatolone con entrambe le braccia allungate verso il basso.
ho cominciato a risalire la rampa con le gambe larghe e le braccia che sembravano allungarsi ad ogni passo. A fatica sono riuscita a salire i quattro gradini del pianerottolo che conducono alla porta di casa.
Mi sono trovata là davanti, le mani occupate, gli occhi pieni di felicità e un pensiero martellante in testa:
E mo' come faccio?
Da notare le ciabatte. Ok, io non sono bionda, ma per il resto  era tutto identico.

martedì 2 luglio 2013

Che guaio...


Avvertimento per il Super: leggendo questo post sarai assalito da un irrefrenabile istinto di prendermi a schiaffi davanti a tutti. Ti ho avvertito.

Che guaio, che guaio...
Ieri sera ripetevo come una cantilena queste parole. Seduta sulla soffice sedia modello presidenziale, le ginocchia che si toccavano e i piedi distanti, i gomiti poggiati sulla scrivania e il mento poggiato sui palmi della mano. Ai piedi un paio di infradito e in testa un mollettone anni'80 e molti brutti pensieri.
Ogni tanto intervallavo il "che guaio" con un "come faccio adesso?..."
Sono ormai mesi che sulla mia scrivania il parco informatico è così composto:
Numero uno: Un pc portatile dell'anno 2005 il cui schermo mi ha lasciato circa un anno fa ( mi dicono si sia rotta la retroilluminazione, ma che ne so io) e che quindi è collegato con un monitor esterno. Al portatile mancano i tasti "s" e "d" e anche il tasto del numero "1". Li ha staccati la mia primogenita quando era molto piccola ma io non mi sono mai persa d'animo e ho sviluppato una tecnica tutta mia per premere quei tasti, riuscendo con le mie unghie sempre spezzate e con la forza del pensiero a far fare uno provvidenziale contatto.
Numero due: il su menzionato monitor esterno datato 2001 odissea nella spazzatura. È piuttosto piccolo, perfettamente quadrato, spesso circa 10cm e guardandolo si ha sempre l'impressione che tutto sia rosa. È impossibile regolarne il contrasto o la luminosità perché quando si spingono i tasti appositi, questi rimangono incastrati. In Compenso ogni tanto si regola lui da solo e quindi può accadere che da un giorno all'altro la sfumatura rosa, si trasformi in verdino oppure violetto.
Numero tre: il mouse attaccato al portatile. Acquistato dal cinese, di colore rosso e grigio. Ha il filo che si avvolge intorno ad una bobina, ma ormai è incastrato ad una lunghezza media, sopra c'è scritto "Hong Jiang" a testimonianza delle sue origini asiatiche e la rotellina di scorrimento si accende quando il pc è acceso cambiando colore da verde a rosso a fuxia. Una vera sciccheria. Questo Hong Jiang deve essere una specie di Gucci cinese. Oppure Hong Jiang in cinese vuol dire :" guarda che cagata che ti sei comprato!" Non so.
Numero quattro: tastiera nera con incrostazioni bianche che sono lì a testimoniare una gloriosa storia fatta di estremi sacrifici. Questa ha tutti i tasti e quando li premi fanno un fantastico rumore vintage come quando nei film i protagonisti usano il computer (ma perché nei film nessuno usa mai il mouse?...tutti a premere questi tasti forsennatamente e velocissimamente...forse i gesti che si fanno quando si usa il mouse non sono abbastanza cinematografici) quella tastiera io la considero la mia Ferrari, perché è ancora tutta intera e perfettamente funzionante.
Numero cinque: casse esterne acquistate dal cinese. Il cinese è il mio fornitore informatico di fiducia. Anche le casse funzionano, gracchiano un po' ogni tanto, ma funzionano. Soprattutto servono per informarmi che mi sta per arrivare una telefonata perché tre secondi prima che squilli il cellulare cominciano con questa specie di suono che sembra il galoppo di una mandria impazzita di cavalli allo stato brado.
Numero sei: un altro monitor, credo datato 2004. Questo è più grande del primo, più piatto e fino ad un mese fa aveva anche contrasto e luminosità perfettamente funzionanti. Peccato che ad un certo punto abbia cominciato a fare imbarazzanti pernacchie. Cominciava all'improvviso e spernacchiava come un matto, in maniera del tutto incontrollata ed imprevedibile, poi diventava tutto nero. Ma io avevo capito il trucchetto. Quando gli prendeva brutto, io facevo il giro della scrivania e gli staccavo il cavo dell'alimentazione. Lui aveva uno svenimento improvviso. Poi io rinfilavo il cavo, seguiva un'inquietante scintilla e lui riprendeva a funzionare con il contrasto a posto, la luminosità perfetta e tutto il resto. Io, tutta fiera rifacevo il giro della scrivania saltellando e di solito esclamando:" so' troppo forte con la tecnologia". Mi pavoneggiavo, ma in cuor mio sapevo bene che non sarebbe durato molto a lungo. Infatti di lì a poco, un giorno mentre eseguivo la solita procedura, andando a riattaccare il cavo non ho visto nessuna scintilla. Addio luminosità e addio contrasto. Ho scrollato le spalle e ho archiviato il morto nel box pensando che almeno avrei guadagnato un po' di spazio sulla scrivania e che il monitor piccolo e rosato avrebbe servito entrambi i computer a turno.
Numero sette: un altro mouse, questa volta acquistato al negozio dei computer. Dice che è ergonomico, a me sembra solo deforme. Mi è antipatico ed è pure brutto, ma dato che probabilmente è l'oggetto più nuovo e di maggior valore che ho sulla scrivania, me lo tengo stretto. Deve durare almeno per i prossimi sedici anni.
Numero otto: e veniamo al pezzo forte, al traditore. Comodamente appoggiato sul pavimento, di fianco alla scrivania, sommerso dalla polvere e protetto da una rete fitta ed intricata di cavi di ogni genere, c'è il re della mia postazione: una case tower marca COLORSit modello imprecisato, so solo che l'ho trovato uguale identico su shoppydoo al prezzo di 41,47€ (spedizione gratuita). Stimo risalga al secolo scorso dato che difficilmente la sua data di immatricolazione supera il 1995. Ha resistito a lungo il mio veterano. Arrancava ma non mollava mai, con la sua ventola sempre accesa che faceva lo stesso fracasso di un 737-800 in fase di decollo. Un vero eroe che ieri mi ha mollato. Anche lui aveva dato delle avvisaglie. Quando al mattino andavo a spingere il grosso tasto di accensione, dal quale si era staccata l'etichetta e che lasciava intravedere la meccanica all'interno ( giuro, la meccanica!) a volte semplicemente non partiva. Io facevo finta di niente e spingevo più forte parlando con dolcezza al mio indispensabile vecchio, come si parlerebbe ad un vecchio brocco un po' matto che si impunta. Lui alla fine si convinceva e la ventola attaccava tossicchiando. Ieri mattina invece, non ne ha voluto sapere. Si è spento così il mio COLORSit. Se ne andato nel sonno. La morte dei giusti. Quello che non è giusto però è che questa dipartita scatenerà una serie infinita di disgrazie nella mia confusa esistenza.
Come faccio adesso?! Come faccio?...Che guaio...
Dunque la giornata di ieri è passata fra una preghiera, un paio di tentativi di rianimazione (uno per il computer e uno per me) alcune ore in cui ho fatto finta di niente e alla fine l'accettazione. È stato così che a fine giornata mi sono ritrovata seduta sulla sedia modello presidenziale con le ginocchia unite, i piedi distanti, il mento appoggiato sui palmi delle mani, i gomiti poggiati sulla scrivania un mollettone in testa e le infradito ai piedi a scuotere il capo ripetendo all'infinito:" che guaio".
A quel punto mio marito, vedendomi ridotta alla disperazione non ha potuto resistere e finalmente si è sfogato tirando fuori quel "te l'avevo detto" che si teneva dentro fin dal mattino. La divergenza di vedute fra me e lui, andava avanti fin da Natale. Cioè da quando io avevo chiesto a Babbo Natale un iPad invece del computer di cui avrei avuto bisogno. Lui sosteneva che con il costo di un iPad mi ci sarei potuta comprare un computer con i contro fiocchi ma io non avevo voluto sentire ragioni. "Non chiedo mai niente, non mi interessa un accidenti di cellulari, borse firmate, automobili o gioielli...una volta che chiedo una cosa, vuoi vedere che Babbo Natale si mette pure a sindacare?!" Questa era la mia arringa. Dato che non faceva una piega, Babbo Natale ha "fatto Pippa" e mi ha accontentato (se qualcuno se lo stesse chiedendo, "fare Pippa" vuol dire stare zitti ed eseguire anche se non si è d'accordo).
Adesso però i nodi sono venuti al pettine. I componenti della centrale nucleare che mi ritrovavo sulla scrivania, hanno cominciato a mollarmi ad uno ad uno e alla fine ho dovuto accettare la realtà dei fatti. Il dramma: Devo comprare un nuovo computer.
Già so tutto, io già lo so. Già immagino perfettamente cosa vorrà dire tutto questo.
Intanto invece delle tanto agognate due settimane che quest'anno avrei voluto fare di vacanza, me ne beccherò una sola. Porca zozzaccia infame balorda, un ammasso di plastica e silicio costa quanto un appartamento al mare per una settimana ad Agosto...ma si può?!
Ma questo non è nemmeno l'aspetto peggiore. Il vero dramma sarà imparare ad usare questo sconosciuto che si impossesserà delle mie giornate da qui al prossimo mese. Non ci capirò niente, mi sentirò un'idiota per la maggior parte del tempo e anche eseguire le operazioni più elementari diventerà difficile quanto progettare uno shuttle. Meno male che almeno per le cose più urgenti potrò usare l'iPad...lo scrivo e intanto lo leggo ad alta voce mentre mi passa accanto mio marito...ma lui continua a scuotere la testa e non mi da retta. 
Sono tutti contro di me, persino il mio collega, che ho prontamente informato dell'accaduto perché è direttamente coinvolto, dato che abbiamo sette-ottocento pratiche in sospeso da terminare insieme e quindi lui dovrà sorbirsi le crisi di pianto che stimo avrò ogni otto minuti per i prossimi due mesi. Quando gli ho comunicato la ferale notizia, con estremo tatto ha tentato di dire qualcosa del tipo:" effettivamente negli ultimi mesi avrei voluto consigliarti più volte di cominciare a pensare all'acquisto di un nuovo computer...soprattutto quando ti chiamavo e tu mi rispondevi acida:"non ora, non adesso Cristo Santo, la stampante si è inceppata e il monitor sta facendo scintille!! Ti richiamo io..."
Ok, avete ragione tutti quanti, è tutta colpa mia va bene?! Sono una cocciuta somara con il paraocchi...ho fatto orecchie da mercante di fronte a chiari segnali di cedimento...che Bill Gates mi perdoni, e ora sono nella cacca fino alle orecchie e ho un milione di cose da fare e verrò linciata dai clienti e dal mio collega.
Io, quel deficiente di Babbo Natale e le nostre stupide idee...

venerdì 28 giugno 2013

Diario di bordo


5.35 i miei occhi si aprono, o meglio si spalancano. Bene, 4 minuti netti prima che suoni la sveglia.
Strattono l'uomo di casa che non si muove. Lo strattono di nuovo tirandolo per un piede, fa un verso che è un misto fra il verso dell'uccello grifone in amore e l'ultimo rantolo di uno Ieti morente.
Mi accerto che abbia aperto almeno un occhio e scendo con il mio fedele iPad sotto braccio. Un unico pensiero occupa la mia mente. Devo depilarmi l'inguine.

Ore 5.46 l'uomo di casa mi ha raggiunto in bagno dove ho già fatto, doccia, depilazione definitiva, ritocco sopracciglia e pulizia dei denti. Io vado alla velocità del suono, lui più lento di un bradipo. Mi guarda assente, non sa cosa deve fare. Sente una strana pressione sul basso ventre come un senso di costipazione che però a quest'ora non riesce a collegare allo stimolo della minzione. Poi un neurone riprende a funzionare, fa il collegamento e l'uomo di casa svuota la vescica mentre io in cucina, spunto l'elenco di cose che devo ancora fare prima della partenza.

Ore 5.48 "guarda che fra dieci minuti arrivano i due vecchi, vedi di sbrigarti"
"Aho, ma sti vecchi chi li ha chiamati?!" 
" ma se hai detto tu che avevi piacere che venissero..."
" che c'entra, l'ho detto solo per fare l'educato..."
" educato, sbrigati che ti lasciamo a casa..."
" magari..." Sbadiglia a tutta bocca l'uomo di casa.

Ore 6.03 vecchi al cancello. Mia madre si affretta a pulire i vetri della nostra macchina con una pezza. La bagna addirittura, sfidando la temperatura proibitiva e io non capisco davvero perché lo stia facendo.

Ore 6.07 esce la prima figlia imbacuccata nella coperta e ancora dormiente e viene cinturata sul seggiolino. Accenna un occhio aperto e un lamento per il freddo, ma non ce la fa e crolla con la bocca aperta e la testa reclinata all'indietro.

Ore 6.09 esce la seconda figlia imbacuccata nella coperta e ancora dormiente. Questa viene cinturata sul seggiolino senza nemmeno accorgersene. Continua a dormire russando profondamente. Ogni tanto un colpetto di tosse con cambio di posizione.

Ore 6.10 siamo in riserva, prima deviazione per andare al distributore. Iniziamo male, molto male. Guardo in cagnesco l'uomo di casa.

Ore 6.28 con il serbatoio pieno e lo stomaco vuoto, partiamo. Meno male che mia madre provvede allo stomaco vuoto con dei cornetti. La figlia charmant apre un occhio e sentendo l'odore del cornetto, ne fa richiesta formale. La zittiamo e le promettiamo che se si riaddormenta, appena si sveglia si becca un cornetto, altrimenti, digiuno fino a sera. La minaccia funziona. Entrambe le figlie dormono di nuovo.

Ore 7.12 l'uomo di casa mette alla prova Mister M che ci segue con la sua auto. "Vediamo se Mister M mette alla frusta la meccanica..." E accelera sulla via Appia.

Ore 7.13 l'uomo di casa ha preso uno scappellotto e stiamo di nuovo viaggiando entro i limiti di velocità. 

Ore 8.20 come da previsione del navigatore dell'iPad siamo arrivati al porto. La fila per fare i biglietti è piuttosto lunga, le mie figlie hanno appena fatto pipì per strada guardando il mare e io mi sono vergognata della quantità di liquidi che è uscita dai loro piccoli corpi.

Ore 9.20 con soli cinque minuti di ritardo, il traghetto ha lasciato il porto in direzione Never Land.

Ore 9.35 la mia figlia polpetta, c'ha paura. Teme l'affondamento del traghetto a causa di un improvviso temporale. Il cielo è di un blu limpido, all'orizzonte nemmeno una nuvola. Le ho spiegato che l'ipotesi del temporale è piuttosto remota, ma non mi sembra affatto convinta.

Ore 10.22 ho esclamato "che tette!" Riferendomi ad una signora che sedeva accanto a me e aveva una scollatura piuttosto generosa. Lei infastidita, ha sistemato il succinto abito che le copriva si e no mezza tetta. A nulla è valsa la mia precisazione che il mio era solo interesse scientifico misto ad invidia. La donna mi guarda male e mi da le spalle.

Ore 11.25 attracchiamo. Il mio iPad si è spento a causa di mio marito che mi ha costretto a tenere il navigatore in funzione per tutta la durata del viaggio fino al porto. Lo insulto mentre guardo lo spettacolo di Never Land in avvicinamento e io non posso fare fotografie.

Ore 11.45 dopo che il tipo della navetta ci ha fatto perdere 20 minuti soltanto per prendere le valige che porterà all'albergo, ci avviamo a piedi per la strada che porta dal porto alla piazzetta. Nel tragitto Mister M ha detto" già mi ha deluso sto posto, me lo immaginavo meno caotico, più selvaggio" è seguito un linciaggio da parte delle donne del gruppo con finale mio che lo rimproveravo così:" aho! Imparati a goderti il bello delle cose."

Ore 12.50 telefonata di auguri della mia amica Enela che non sentivo da troppissimo tempo:" Amica mia!! Ho fatto una botta da matta, ho preso e sono scappata qui, su questa "isola che non c'è" per festeggiare il mio compleanno...no, non da sola, avrei voluto...ma no, mi sono portata dietro tutti. No, da sola non lo avrei mai fatto, avrei chiamato te!!"

Ore 12.00 dice che si chiama hotel Belvedere...ma il Belvedere dove sta?

Ore 12.27 ho appena realizzato di essermi dimenticata a casa le mutande di ricambio. Sono nelle mani del sole che asciughi le uniche mutande che ho e che laverò quotidianamente.

Ore 13.20 mai, mai rivolgersi alla vecchia del Conad di Never Land per farsi fare cinque panini. Ci puoi morire mentre aspetti che li prepara. 

Ore 13.39 telefonata di Uga con tanto di canzone "tanti auguri a te" cantata a squarciauga, inutile che spieghi cos'è, lo ha già definito con rigore scientifico il Super durante la sua intervista. Durante la telefonata si è parlato della zia Emma, storica zia di Uga che compie gli anni esattamente lo stesso giorno mio. Solo che lei oggi ne compie 108!! Abbiamo ipotizzato che sia la donna più vecchia di Roma, forse anche di tutta la provincia...facciamo di tutta la regione Lazio va'...

Ore 14.00 L'uomo di casa si ritira in albergo per un fabbisogno fisiologico. Già so che sparirà per un'ora buona.

Ore 15.30 l'uomo di casa è appena tornato in spiaggia mentre io ho dovuto portare la figlia polpetta per ben due volte nel bagno di un bar perché doveva fare la cacca (tutta suo padre...)io ho stimato che la latrina fosse nella top ten dei bagni più sporchi e puzzolenti dove io sia mai stata in tutta la mia vita.

Ore 16.37 saliamo tutti a bordo di un pedalò. La formazione è questa: io e l'uomo di casa ai pedali, i vecchi sui sedili posteriori, le bimbe sparse con i braccioli alle braccia. La figlia polpetta teme l'affondamento del pedalò. Qualcuno cerca di tranquillizzata dicendo che i pedalò sono inaffondabili. Io peggioro la situazione esclamando:" lo dicevano anche del Titanic" per fortuna la polpetta non conosce quella sfortunata storia.

Ore 17.02 mia madre è riuscita in soli 25 minuti a metterci in allerta per i seguenti pericoli imminenti che secondo lei stavamo per urtare:
- due canoisti che passavano pagaiando ad almeno 50m da noi
- un pattino con a bordo un pancione tedesco attempato insieme a tre giovani bionde con dei sederi che rasentavano la perfezione. Spero ardentemente che fossero le figlie.
- il tedesco pancione che si era tuffato per rinfrescarsi un po' 
- sei scogli
- un gabbiano
- la scogliera
- una boa
Poi ad un tratto mia madre, guardando il mare ha esclamato:" to guarda, un giubbotto di salvataggio in mare...chi l'avrà perduto?..."
"Non è un giubbotto di salvataggio! È la maglietta mia!" Ha imprecato mio marito. Il panico si è impossessato del pedalò. Io avrei voluto cominciare a pedalare all'indietro, senza toccare il timone. Lui invece ha scelto di buttare il timone tutto a destra e cominciare a pedalare come forsennati per tornare indietro facendo un inutile quanto sfiancante girotondo. La divergenza di vedute ha naturalmente scatenato le mie proteste. Io urlavo, la figlia charmant piagnucolava, la figlia polpetta terrorizzata sussurrava "affonderemo, affonderemo..." Guardando fissa davanti a sé. Mia madre ci spronava a sbrigarci perché la maglietta stava lentamente affondando e presto sarebbe scomparsa negli abissi. Intanto l'uomo di casa incolpava me e mia Madre di essere le responsabili del disastro sostenendo strane teorie sul fatto di aver poggiato la maglietta sui nostri sedili o qualcosa di simile. Mister M ci invitava a mantenere la calma perché stavamo spaventando le bambine. Quando ormai la maglietta non era altro che una macchia gialla sotto la superficie del mare, l'uomo di casa ha compiuto un gesto eroico e lo ha fatto nel più plateale dei modi. Si è alzato, facendo oscillare pericolosamente il natante, si è sfilato i jeans, facendo oscillare ancora più pericolosamente il natante, e infine si è tuffato a volo d'angelo provocando a bordo una specie di Tzumami. 
Per qualche secondo è scomparso tra i flutti. Io preoccupata ho pensato:" ecco fatto..." Un silenzio denso di pathos si è impossessato del pedalò fino a che a sorpresa lui non è rispuntato fuori con la maglietta in mano. Il gesto è stato salutato da un applauso scrosciante.
L'eroe del giorno, risalendo a bordo ha dichiarato:" non potevo lasciarla andare. Me l'aveva regalata il mio caro amico Berisha".
Ma l'avventura non era ancora terminata. Dopo aver debitamente strizzato e steso la maglietta (nonostante avessi giurato su quanto avevo di più caro al mondo che almeno il giorno del mio compleanno non avrei avuto a che fare con il bucato...) abbiamo iniziato a ribatterci verso la riva.

Ore 17.21 stavamo pedalando in scioltezza verso il noleggio quando l'uomo di casa si è accorto che il tedesco panciuto stava pedalando nella nostra stessa direzione aiutato da una delle tedesche bòne. La competizione è scattata automatica e io non mi sono di certo tirata indietro. Abbiamo cominciato a pedalare tutti come pazzi, sentivo il fiatone della bionda dietro di me, ma non mollavo. I muscoli delle cosce mi bruciavamo ma non potevamo lasciarlo vincere. "Vi faremo mangiare la mostra schiuma!!" Ho dichiarato mentre mi aggrappavo ad una maniglia per farmi forza. La riva si avvicinava sempre più velocemente e anche il pedalò degli stranieri ormai ci stava alle calcagna. Con uno sprint finale l'uomo di casa e io abbiamo dato una sonora legnata ai germanici in vena di gareggiare. "Italia Germania 3-1, finale mondiali dell'82!" Ha urlato mio marito mentre il nostro pedalò tagliava per primo il traguardo finendo sui piedi del noleggiatore che terrorizzato aveva alzato entrambe le mani. Un applauso da parte di un vecchio pescatore seduto su una sedia di legno sul bagnasciuga ha sancito la nostra vittoria.
"Avremo anche vinto noi, ma i sederi delle tedesche sono una delle prove dell'esistenza di Dio" ho pensato io con una certa malinconia e al dispiacere ho aggiunto anche la triste considerazione che forse le tre bionde nell'82 non erano nemmeno nate.

Ore 19.52 mentre arrivavamo al ristorante ho ricevuto la telefonata del Super che a sorpresa si è ricordato del mio compleanno! Quest'anno è stato decisamente anomalo perché entrambi abbiamo avuto uno sprazzo di lucidità e ci siamo ricordati del compleanno dell'altro. Non era accaduto praticamente mai in 34 anni. La conversazione è iniziata con delle urla del Super che con il tono di voce di quando l'Italia segna alla finale dei mondiali, mi augurava buon compleanno. Secondo me, tutto quell'entusiasmo era dovuto alla gioia di essersi ricordato del mio compleanno. Dopo tutto quel baccano, io gli ho fatto notare che nonostante l'impegno non era riuscito a raggiungere i decibel di Uga. Ho sbagliato a sfidarlo, perché a quel punto si è prodotto in una somigliantissima imitazione del buon compleanno che mi ero già sorbita durante la telefonata con la nostra Ugola d'oro. Poi abbiamo continuato e parlato di sindacati e di una scoperta agghiacciante fatta dal Super che ha appreso di essere antipatico ad almeno la metà dei suoi colleghi. La scoperta era avvenuta durante la pausa pranzo, quando un paio di suoi colleghi discorrevano quasi come se lui non fosse presente, del fatto che il buon Super restasse antipatico a prima vista a causa del suo aspetto. Non sono riuscita a sentire molto bene, a causa della linea disturbata, ma pare che i colleghi attribuissero l'antipatia epidermica del Super al fatto che il mio amico abbia una faccia da razzo...mah a me non pare che la sua faccia somigli ad un razzo. Comunque gli ho chiesto, la prossima volta che dovessero prendere questo argomento, di portare la mia testimonianza sul fatto che non somiglia ad un razzo e che non è affatto antipatico.

Ore 21.53 adesso se mio marito non la smette di trangugiare pesce di tutti i tipi e in tutte le salse, lo butto a mare. Mentre lui si è sgargarozzato polpo, pesce spada, calamaro, mazzancolle, spaghetti con le vongole e marmora alla griglia, la figlia charmant si è congelata arrivando a coprirsi addirittura con i tovaglioli e la figlia polpetta si è addormentata distrutta per tutte le emozioni vissute durante la giornata. Se ora si azzarda ad ordinare anche la fritturina mista, giuro che lo afferro per un alluce e lo trascino fino all'albergo!

Ore 22.26 saranno anche 800m di distanza dalla piazza all'albergo, non discuto. Ma sono tutti in salita e fatti con la polpetta addormentata in braccio potrebbero stendere un bue. Vabbeh, tanto dovevo espiare le due fette di torta che mi sono sparata per festeggiare il mio compleanno. 
Notte...domani è il secondo giorno sull'isola che non c'è.




sabato 22 giugno 2013

Fantola chiama, rispondi Super

Ha risposto! Ecco l'intervista integrale al Super

D: Nome in codice
R: “Super”, no?
 
D: Come descriveresti la nostra amicizia?
R: Ecco, cominciamo subito con le domande difficili, cazzo. Allora. Immagina un vecchio tavolaccio di legno infracichito sotto al sole cocente di una vecchia borgata romana. Sopra ‘sto tavolaccio ci sta una lattina di birra calda, una birra di merda, tipo ‘na roba turkocekoslovena doppio-malto-rugginoso, e nient’altro. Tutt’intorno il silenzio. Un silenzio feroce, da contr’ora, un silenzio torreggiante, scheggiato soltanto dal ronzìo appassito d’un moscone narcolettico. E dal suono, ritmico ossessivo, come d’un clacson. Ecco, mò la telecamera scarrella verso destra fino ad inquadrare un’Austin Metro rossa modello “Surf”, occupata da due individui squagliati dalla callaccia, un uomo e una donna, l’uomo è al posto di guida, la donna non si capisce, è in una posizione tipo una che si sta pitturando le unghie dei piedi mentre ripassa un po’ di cicoria in padella sull’accendisigari dell’Austin Metro Rossa modello “Surf”, anzi la donna sta facendo proprio queste due cose insieme e intanto canta a squarciagola un antico stornello e si spalma qualcosa di molto appiccicoso e vagamente verdastro sulla fronte. La donna dice: “Supeeeeeeeeeeeeer! Siamo già arrivati allo stabilimentooooooo? Dov’è il mare? Dov’è il mare? Dov’è il mare? Dov’è il mare? Dov’è il mare? Dov’è il mare? Dov’è il mare? Dov’è il mare? Supeeeeeeeeeeeer!”. L’uomo tamburella con le dita sul volante mentre osserva il torrentello melmoso che scorre a pochi passi dall’Austin Metro Rossa modello “Surf” e ad intervalli regolari picchia la testa al centro esatto del volante. 
Vabbè, mò penserete che il suono, ritmico ossessivo, come d’un clacson, era la capoccia mia che batteva sul volante, e invece no: è Ughetta che canta sul sedile posteriore. Amichetta sta abbattendo un pioppo per ricavarne una canoa.
 
D: Da quanti anni siamo amici?
R: A un certo punto tu hai cominciato a frequentare casa nostra per mangiare le polpette di mia madre, mangiavi un botto di polpette e te ne andavi, avrai mangiato sei o settecentomila polpette in 5 anni. A me le polpette facevano e fanno tutt’ora uno schifo supremo. Poi tu hai smesso con le polpette e hai cominciato ad inciampare ovunque, ma proprio ovunque, e continui a farlo, da 29 anni. Quindi: 5 + 29 = 34.
 
D: Sai che probabilmente sarò costretta a censurare alcune delle tue risposte, vero?
R: Vabbè.
 
D: Descrivi Il Super ad una persona che non lo conosce
R: Ho la barba e gli occhiali. Sento un rumore strano, come uno sfrigolìo, all’orecchio sinistro. Sono brizzolato, brizzolato-naturale-e-basta. Vorrei che il tempo non passasse; dello spazio invece non m'importa molto. E nulla di ciò che al mondo è lento mi è estraneo.
 
D:Descrivi Fantola (che sarei io, il Super mi chiama così)ad una persona che non la conosce
R:Ella può arrampicarsi su qualsiasi cosa, saltellare su e giù e persino fluttuare, il tutto discutendo di speculazione edilizia, broccoli ripassati e lancio del martello, con voce chiara e ben impostata, solo a tratti lamentosa, mai fastidiosa, di chi generalmente non sa dove si trova e abbassa il finestrino per chiederlo a un passante, che è sempre un turista che dice “non zapère”, e che anzi, vorrebbe saperlo pure lui dove si trova; dal finestrino semiaperto entra un odore caldo, tardo primaverile, come di antistaminici scaduti e beaujolais. Ella, alla risposta evasiva del turista, fa retromarcia e intruppa qualcosa di feroce, a giudicare dalle bestemmie.
 
D: Descrivi una scena alla quale vorresti tanto assistere
R: L’impetuoso irrompere dell’alba nel sobborgo di Ramkrishnapur, Calcutta.
 
Nota dell'intervistato: Questa cosa qua l’ho detta solo per non sfigurare rispetto a Pippo, che hai intervistato prima di me e di Amichetta e che ha visto un sacco di posti fichi e tu facevi tutta l’affascinata. Mò beccate Calcutta, tiè.
Commento della intervistatrice: ammappate oh...non ti ci facevo così esotico...
 
D: Che libro stai leggendo in questi giorni?
R:Teju Cole, “Città aperta”. E’ un libro dove non succede niente, come piace a me.
 
D: Cosa hai ascoltato questa mattina mentre ti dirigevi al lavoro?
R: Vic Chesnutt, “At the cut”. A squarciauga sulla Pontina. Vic era un genio. Anche Uga, sì, certo. Lo “squarcia-uga” è una tecnica di canto che riesce sotto ad alcune specie animali dotate di stomaco para-ruminante, le quali sono in grado di modulare suoni armonici involontari durante la masticazione del bolo. Ovviamente Uga non possiede uno stomaco pararuminante, né mastica bolo (o almeno io non l’ho mai vista farlo) però i suoni che emette quando canta sono esattamente quelli. La mia, sulla pontina, era solo una pallida imitazione. Vic Chesnutt invece cantava da dio. Anche Uga, sì, certo.
 
D: Entriamo nel vivo, stai avendo la crisi dei 40 anni quando ormai sono passati 3 anni dal tuo quarantesimo genetliaco, pensi che i nostri lettori resteranno più stupiti del ritardo di tre anni o del fatto che io ho usato il termine genetliaco?
R: I tuoi lettori sono avvezzi alle tue stranezze. Per quanto riguarda la mia crisi dei 40 anni è totalmente inventata, al solo scopo di essere intervistato da te e comparire sul blog, come Pippo e Amichetta, pur non viaggiando in zone impervie del mondo e non avendo un rapporto tormentato con le arachidi. Ho pensato che questa cosa qui della crisi dei 40 potesse fare presa, visto che tu stai lì lì per tagliare il traguardo. D’altronde, e così ti rispondo anche in merito al presunto ritardo di 3 anni, come pensi che io possa già trovarmi in quella fase là, “crisi dei 40 anni” quando sai benissimo che la mia crisi adolescenziale si manifestò intorno ai 29 anni! A 29 anni ebbi la mia fottuta crisi adolescenziale, con tutto il dirompente corredo di brufoli e atteggiamenti di sfida nei confronti dei miei genitori e ribellione alle regole e la scoperta del mio corpo che stava cambiando e le minacce di scappare di casa e tutte quelle frequentazioni di improbabili amici (tipo il Catena, il Verdesca, quello che si faceva il bidè col dentifricio, quell’altro che s’infilava le matite tra le chiappe etc. etc.), come pensi che possa avere ORA una fottuta crisi dei 40 anni? Facendo le debite proporzioni, avrò la mia crisi dei 40 anni sì e no a 56-57 anni.

Commento dell'intervistatrice: e ce lo sapevo io...è strano, lo dicevo è strana questa crisi così presto...è troppo presto...
 Nota dell'intervistato: Il fatto che talora il sottoscritto senta l’esigenza di lasciarsi andare a improvvise crisi di pianto sguaiate percorrendo a zig zag qualunque spazio lo contenga in quell’istante, fosse un ascensore o una sala conferenze o una qualunque dannatissima sala d’attesa di un dentista o di un veterinario, questo fatto qua, dicevo, non significa proprio una benemerita mazza, tanto meno la paventata crisi dei 40 anni. E’ troppo presto ora, a 43. Se ne riparla come minimo a 57.
 
D: Ho letto che per avere coscienza della crisi bisogna verbalizzarla, credi che richiedermi un'intervista sulla crisi dell'età di mezzo sia stato il tuo modo di verbalizzare o semplicemente eri invidioso dell'intervista fatta ad Amichetta e hai inventato questa storia della crisi per buscarti questa intervista?
R: Tutta invidia, te l’ho detto. Volevo solo buscarmi l’intervista.
Commento dell'intervistatrice: che te possino caricatte...m'hai fregato!
 
D: Senti il bisogno di uno scossone nella tua esistenza?
R: Per niente proprio. Meno scossoni ricevo e meglio sto.
 
D: Se sì, credi che una giornata passata accanto ad Amichetta che trangugia arachidi, possa fare al caso tuo?
R: Allora, rispetto alla faccenda di Amichetta e delle sue arachidi, voglio dire solo questo: io non penso, nel modo più assoluto, che ci sia una qualsivoglia forma di ostilità nel modo in cui Amichetta trangugia le arachidi sputando le cocce in varie direzioni, allungando il collo in modo da raggiungere più efficacemente l’obiettivo. Né credo che siano del tutto esagerate le manifestazioni di giubilo alle quali si lascia andare dopo aver colpito un obiettivo (i cori da stadio, il dito medio, etc.). Ella mantiene sempre e comunque il suo aplomb, lieve e gentile, pure in tali occasioni. E allora qual è il problema di questa faccenda di Amichetta che trangugia le fottute arachidi? Non lo dirò, qual è il problema, perché sono un dannato gentleman, e mi limiterò a delineare, nel modo più asettico possibile, la soluzione: valvole a sfiato massimo, utilizzate nei compressori per evitare che i serbatoi esplodano.
 
D: Avverti una sensazione di vuoto?
R: Se ti riferisci alle arachidi sì, ma solo quando Amichetta colpisce un obiettivo con le cocce.
Riguardo alla mia inesistente crisi di mezz’età no, niente vuoto del cazzo, solo le improvvise crisi di pianto zigzaganti che t’ho detto prima.
 
D: Se sì, lo definiresti più un vuoto esistenziale o un vuoto intestinale?
R: Provo un vuoto esistenziale, quando Amichetta sputa le cocce. Dal punto di vista intestinale non mi pronuncio, te l’ho detto che sono un gentleman, però in quel caso lì più che di vuoto parlerei di pieno, il post-arachidi presenta problemi di pieno intestinale, è ovvio, altro che vuoto.
 
D: Già che ci siamo con la filosofia, ieri al supermercato ho origliato due donne in fila dietro di me al reparto gastronomia (dove io stavo acquistando la fesa di tacchino per il mio regime dietetico). Parlavano di "condizionamento dell'educazione libertaria". Io ho pensato:" Non ci sono più le massaie di una volta al supermercato..." e poi "devo chiedere al Super che cavolo sia". Potresti spiegarci il concetto di "condizionamento dell'educazione libertaria?".PS. Non vale chiedere a tua moglie.
R: Il Condizionamento dell’Educazione Libertaria è un concetto introdotto da tu’ madre nel 1978, sugli scogli della Riviera Trireme, tra Terracina e San Felice Circeo. Praticamente ‘sto concetto filosofico prendeva le mosse dal famoso Patto delle Tre Ore, stipulato dalle Madri Più Potenti dell’Europa Occidentale, e di cui tu’ madre fu prima firmataria. Mi’ madre fu la seconda. ‘Sto Patto delle tre Ore stabiliva che dovessero trascorrere 180 minuti spaccati tra un pasto e un bagno, fosse pure tra un grissino e un bidè. Tre ore. Il Discorso sul Condizionamento dell’Educazione Libertaria fu pronunciato da tu’ madre il 23 luglio del 1978 alle 11.35, sotto l’ombrellone dei De Santis e riassumendo diceva più o meno che t’avrebbe preso a schiaffi davanti a tutti se t’azzardavi a entrare in acqua dopo le quattordici polpette de’ mi’ madre che t’eri appena sgargarozzata.
 
D: Ho letto che la crisi dei 40 anni sopraggiunge quando uno si sente arrivato dal punto di vista della carriera, familiare, economico e culturale. In quali di questi settori ti senti arrivato?
R: Non ho la crisi dei 40 anni. Solo pianto improvviso zigzagante.
 
D: Se la risposta alla domanda precedente è "nessuno" la prossima domanda è: Ti è passata la crisi?
R: Ne riparliamo a 57 anni.
 
Intervistatrice: Altrimenti passa alla domanda successiva.
Intervistato: Sì.
 
D: Pare che in preda alla crisi dei 40 anni, gli uomini siano più facili al tradimento. Ti devo prendere a schiaffi davanti a tutti?
R: Non ho la crisi dei 40 anni. Ogni tanto piango a zigzag e talvolta, nel cuore della notte, mi alzo per picchiare il criceto. Nessuna crisi. Solo un suono fisso nell’orecchio sinistro, come uno sfrigolìo.
Commento dell'intervistatrice: pòra bestia.
 
D: Quale di queste sensazioni tormenta più prepotentemente la tua psiche? Insoddisfazione, tristezza, scoramento, infelicità
R: Non ho la crisi di 40 anni. Però quelle 4 sensazioni là le ho provate tutte insieme il giorno che Letta ha annunciato il governo delle larghe intese.
 
D: Credi che questa crisi ti porterà ad un cambiamento nella tua vita?
R: Nessuna crisi dei 40 anni. Pianto a zigzag e talvolta, nel cuore della notte, mi alzo per controllare il livello di brizzolatura dei miei capelli.
 
D:Vorresti che questa crisi ti portasse ad un cambiamento nella tua vita?
R:Vorrei che mi portasse alla fine di questa cazzo di intervista.
 
D: Ultimamente ti è capitato di svegliarti nel pieno della notte tutto sudato, piangente e con il cuore che batteva all’impazzata? Se sì, ricordi cosa avevi sognato?
R: Che mi mancavano ancora 42 risposte alla fine della tua intervista.
 
D: Hai per caso dei comportamenti ossessivi legati alla cura del tuo corpo? Ho paura di leggere la risposta a questa domanda. Ti prego nel caso di non scendere troppo nei dettagli.
R:Ogni quindici minuti controllo che le cellule morte degli strati superficiali della cute vengano regolarmente eliminate attraverso i consueti processi di desquamazione e sostituite da quelle prodotte dalla continua attività mitotica dello strato basale. Nei giorni di festa mi avvolgo il pene in una guaina protettiva ricavata dall’essicamento di un corno di rinoceronte.
Commento dell'intervistatrice: ecco, proprio quello che temevo...
 
D: Credi che la crisi possa essere un momento di crescita personale?
R: Nessuna crisi dei 40 anni. Solo crisi zigzaganti e qualche comportamento ossessivo legato alla cura del pene.
Commento dell'intervistatrice: basta! Smettila, accidenti a te!! Mi sto impressionando!
 
D: Cosa avresti risposto a mia figlia quando ieri mi ha chiesto:” Mamma, ma in questo momento qualcuno sta nascendo e qualcuno sta morendo?...e ora?...e ora?....e ora?...”
R:Ho finito le risposte. Giuro.
Commento dell'intervistatrice: buffo, anche io ho risposto più o meno così a mia figlia...
 
D: Grazie di esistere Super. Saluta tutti: 
R: Ciao.
Commento dell'intervistatrice: ti sei sprecato con questo saluto...

venerdì 21 giugno 2013

Delirio al reparto gastronomia




TROVA LE DIFFERENZE...hai sette ore di tempo...

Ero in fila con il mio numerello in mano (il numero 42 se qualcuno gioca al lotto...) al reparto gastronomia del supermercato. Davanti a me due clienti (il 40 e il 41) una sorridente ragazza con la maglia di un'associazione benefica, ben disposta nei confronti del resto del mondo, che avevo già visto fuori dal supermercato con un banchetto e poi un uomo sulla cinquantina, ciabatte infradito bianche madreperlate, pantalone bianco e canotta nera parecchio attillata, pancia prominente, braccia cicciotte ed abbronzate, viso paffuto ma simpatico e capello brizzolato (aho, pare che va di moda).
La ragazza guarda l'uomo e gli fa:" mi ricordi qualcuno...somigli a qualcuno famoso"
L'uomo fa un sorriso imbarazzato con l'aria di chi sta pensando "eccone un'altra..."
Io osservo l'uomo, effettivamente aveva un'aria conosciuta. "Maurizio Mattioli!" Penso io all'improvviso, ma mi tengo il mio pensiero per me, perché sono asociale e parlo molto di rado per prima con qualcuno che non conosco. Soprattutto se questo qualcuno è sorridente e ben disposto nei confronti del mondo. Ho guardato meglio l'uomo. Sì era identico spiccicato a Maurizio Mattioli.
L'uomo comincia ad annuire compiaciuto mentre la ragazza che si arrovellava gli fa:" dai, te lo avranno detto in tanti...a chi somigli?..."
Lui:"a Risciard..."
Scusate, so di averlo scritto male, ma devo scriverlo come lo pronunciava lui.
Il supermercato si è praticamente fermato a guardarlo. L'impiegato del supermercato con il suo cappelletto in testa e gli zoccoletti bianchi ha trattenuto a stento una risata. La sua collega, un donnone con un braccio grosso quanto uno dei prosciutti che affettava, ha detto a denti stretti "se...te piacerebbe..." Ma l'ho sentita solo io e ci siamo scambiate uno sguardo di intesa.
La ragazza un po' interdetta cercava di cavarsi di impaccio dicendo:" no, non era quello che volevo dire però in effetti anche un po' a Richard Gere".
Risciard a quel punto si è anche un po' risentito:" eh ma tu perché mo' mi vedi coi capelli così, perché guarda che se me li metto indietro non c'hai più dubbi..."
A quel punto il salumiere ha salvato la ragazza. "Vabbeh Risciar Ghi' me lo dici quanta ne vuoi di coppa?! O faccio di testa mia?..."
L'uomo si è affrettato ad ordinare e la ragazza a fuggire lontano da quella scena che la farà sbellicare dalle risate per i prossimi sei anni.
Una volta dileguati, i due colleghi si sono guardati e sono scoppiati in una risata. Io, nonostante tentassi di trattenermi, non ho potuto farne a meno e ho riso con loro...
"Guarda che ti si è storto tutto il cappelletto per ridere, ah Sofia Loren..." Ha ironizzato il salumiere.
"Ma che ne so, oggi mi si sposta sempre!" Ha risposto lei.
" è perché ti volti troppo veloce co' quella testa e il cappello si gira con lo spostamento d'aria" la risposta del sarcastico collega.
"Vedi da fare meno lo spiritoso, caro George Clooney, che sennò manco più la pubblicità del caffé ti fanno fare"
A quel punto il simpatico buontempone si rivolge a me:" alla signora che le diamo?..."
Io non resisto e proseguo il gioco:" veramente ero venuta per un autografo, ma già che c'è, mi faccia pure un etto di cotto e due di fesa di tacchino".
Lui mi consegna questo pacchetto.
Ha scritto: "con affettato, Richard Gere". Un genio della freddura.


Gli strani attirano altri strani. Questa è il primo teorema della stranezza.